domenica 31 maggio 2009

FILIPPO AMADEI

Poliedrica primavera/estate 2009


www.poliedrica.it

PRESENTAZIONE DEL NUOVO LIBRO DI POESIE

DI FILIPPO AMADEI


SAPERTI A PIEDI NUDI

Mercoledì 10 giugno ore 21.00

presso

il Centro Culturale San Francesco, via Marcolini 4 - Forlì
(traversa di Corso Garibaldi)

a pochi passi dal Centro Storico


PRESENTA STEFANO LEONI

ACCOMPAGNAMENTO MUSICALE
A CURA DI NICOLA ORRU'


Filippo Amadei è nato nel 1980 a Ravenna, ma vive da sempre a Forlì. Sue poesie, scelte da Maurizio Cucchi, sono state pubblicate sullo “Specchio della Stampa” e sulla “Stampa Web”. Ha vinto la “Sezione Giovani” del Premio nazionale di Poesia ”Aldo Spallicci” 2004. Nell’estate del 2005 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie intitolata La Casa sul Mare, (Casa Editrice “Il Ponte Vecchio”). Sue poesie sono presenti in rete, su riviste ed in alcune antologie, tra le quali Il Segreto delle Fragole 2005 ( Lieto Colle) ed Il silenzio della poesia (Fara Editore). E’ fra i soci fondatori dell’Associazione “Poliedrica”, nata nel luglio 2007 con lo scopo di diffondere il messaggio artistico nelle sue molteplici forme. In aprile 2008 è stata realizzata la sua prima esposizione fotografica.

venerdì 29 maggio 2009

"Petits matins" de Francis Chenot


Soirée - Poésie

Vendredi 29 mai à 20 heures
Vous nous l'avez souvent réclamé, il est de retour. Qui ? Le buisson ardent de L'Arbre à paroles. Petite plaquette de 20 à 40 pages format 10 x 14 cm au prix très démocratique de 5 euros. Venez le découvrir sous sa nouvelle mouture.


"Petits matins" de Francis Chenot

Francis Chenot est né le 6 mars 1942 à Petitvoir commune de Neufchâteau. De l’Ardenne, il a gardé les silences têtus et l’économie de mots qui caractérisent son écriture. Fondateur, avec Francis Tessa, de la Maison de la poésie d’Amay et des éditions de l’Arbre à paroles, il a, en effet, peu publié : une quinzaine de recueils et de plaquettes en quarante ans. Trois titres importants:Mémoire de schiste (en 1981 à… l’Ardoisière – et prix René Lyr 1982 – réédité en 1990 à l’Arbre à paroles) et Le principe de solitude (et autres fragments de conjuration) en 1997 à l’Orange bleue. Des recueils qui, avec leur distance vis-à-vis de la mondanité littéraire, lui vaudront le prix Arthur Praillet 1997. Fin 2003, paraissent les Carnets d’écorce, selon lui son livre le plus abouti qui le consacre comme un poète échappant aux catégorisations faciles. Il est aussi le directeur de la revue l’Arbre à paroles.
Extraits

XVI

tenter l'indicible
quand l'impossible est atteint
et les traverser

XVIII

à la réflexion
ces petits matins mutins
seraient-ils rebelles ?

XIX

à son fils disant
"dessine-moi un poème"
il parla de l'arbre


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"Le presque rien" de Pierre Posno

Pierre Posno est né à Etterbeek en 1940. à 19 ans il traverse seul l’Arctique européen, à pied. à 20 ans, il gravit de nombreux sommets des Alpes. études de sociologie, d’ethnologie et de sciences politiques à l’Université libre de Bruxelles. Après plusieurs mois de séjour en Laponie, il publie sa thèse de doctorat : Les Saames d’Enontekiö (1975). Travail sur le terrain en Afrique. En 1983, consultant indépendant, il développe ses doctrines de formation et d’animation, mettant l’accent sur l’humain. En 1985, chez Marabout, Vendre, ça s’apprend, résume et sa technique de formation et sa sensibilité de psychosociologie aiguisée à la pierre de touche du terrain...
Le livre

Surtout ne rien dire de trop, respecter ces brisures d’automne, la lumière incertaine. De courts textes qui vous prennent à la gorge, qui vous enserrent l’âme. Quelques mots qui laissent des empreintes plus sauvages que des turbulences océanes. Pierre Posno a le sens de l’équilibre, il se promène sur nos silences, déplace les perspectives, entrevoit les abîmes. Attention fragile !

Alain Dantinne

Extraits

à l’automne
Les mots raccourcissent.

Ils se brisent.

Derrière l’arbre
Se cache la montagne.
C’est l’écorchure de la lune
Coupures de mots

Qui se cherche un visage.


Jetées par terre
Des écorchures d’eau
De glace

Jetées par terre

Maison de la poésie d'Amay
8, Place des Cloîtres à Amay

giovedì 28 maggio 2009

Finale di partita

te|de|ge
in collaborazione con teatro Giacometti presenta uno spettacolo di Andrea Lanza
Finale di partita di Samuel Beckett
Traduzione di Carlo Fruttero
con
Andrea Lanza Carlo Orlando e con Ana Carlota Pacunayen, Maurizio Temporin
aiuto regista Carlo Orlando
direzione tecnica Marco Filipozzi
sarta Simona Grassano

documentazione fotografica Andrea de Rose, Ilaria Gallo
documentazione video Nois produzioni video
organizzazione generale te|de|ge

Debutto al teatro P. Giacometti di Novi Ligure (AL) il 25 Maggio 2009
Next release: Teatro No di Parma (30/5), Teatro La scala della vita di Milano (6/6)

CREATIVA

http://www.rignano.org/Creativa%20Sito/index09.htm


Ancora una volta, Rignano sull’Arno per tre giorni - il 29, 30, 31
maggio – si immerge nel flusso delle espressioni del contemporaneo e
si trasforma da tranquillo paese della provincia di Firenze a centro
nevralgico di sperimentazione delle pulsioni creative più innovative
del pianeta.

Oltre cinquanta artisti ed operatori nel campo della poesia, della
poesia visiva, della performance, della mail-art, della musica, delle
arti visive e digitali provenienti dall'Europa e da ogni parte
d'Italia, si incontreranno a Rignano insieme al pubblico “per dare
vita  -come recita il titolo di questa decima edizione- ad uno spazio
di cui noi e loro siamo i creatori”.

L’incontro per l’autoproduzione artistica e culturale prosegue la sua
attività grazie al sostegno del Comune di Rignano e all'impegno
dell'associazione “Oltre i limiti”.

Creativa è una manifestazione artistica totalmente anarchica; infatti
c’è un comitato organizzativo ma non un critico d’arte. La
partecipazione è totalmente libera e svincolata da giudizi o commenti
di un “adetto ai lavori”. Questo, secondo uno degli ideatori di
Creativa, Franco Piri Focardi, è un grosso vantaggio perché “gli
artisti si devono anzitutto divertire e creare liberamente nella
libertà, perché solo così , senza competizioni, la creatività si
manifesta pienamente”.

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29.30.31 Maggio 2009

una immersione totale
nei linguaggi delle arti contemporanee
in compagnia degli artisti
per dar vita ad uno spazio
di cui noi e loro siamo i creatori

a Rignano sull'Arno - Firenze - Italy
Contatti: francopiri@virgilio.it
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Saranno presenti all'incontro gii artisti: Bruno Capatti - Lidia Pizzo
- Vittore Baroni - Francesco Mandrino - Patrizia Baraldini -  Gianluca
Umiliacchi - I Santini Del Prete - Alfonso Caccavale - Fulgor C. Silvi
- Carla Bertola - Alberto Vitacchio - Daniel Daligand - Valcarenghi
Majid - Monica Sarsini - Ana Milovanovic - Bruno Casini – Ettore Le
Donne - Gianni Broi - Piero Viti - Eugenia Serafini - Gianni Donaudi -
Leonello Rabatti - Tito Truglia - Maurizio Vitiello - Maria Grazia
Galatà - Pierpaolo Limongelli - Yzu - Paolo Ragni - Bruno Cassaglia -
Luciano Laschi - Aldo Cerasuolo - Gian Paolo Lucato - Gino Cilio -
Menotti Galeotti - Massimo Perseghin - Ivan Cozzi - Linda Pelati -
Yuko Inagawa - Edvino Ugolini - Paolo G. Conti - Ezio Bianchi –
Ernesto Demartino - Alfredo Allegri - Claudio Fusai - Irene Fusai -
Giampaolo Salvatori - Franco Piri Focardi - Cortez Casanova Wilmer -
Roberto Bargilli - Fabio e Lella - Gilberto Gavioli - Marco Paladini -
Massimiliano Chiamenti - Stefano Palladini e Nazario Gàrgano - Enrico
Marià - Fabrizio Venerandi - Donald Datti - Luca Vaglio - Andrea Viti

Saranno presenti alla Mostra le seguenti editrici: Re Nudo - Offerta
Speciale - Editrice Zona  - Artecom - SoleOmbra Edizioni - Edizioni
Foglio Clandestino - Troglodita Tribe S.p.A.f. - Libera e Senza
Impegni - Oltre i Limiti - MultiMediArte - Farepoesia  - Near the
Edge/AAA

e le Associazioni:

Emergency - La Formica onlus

Il Premio Maccagno




Il "Premio Maccagno" collega in sinergia cinque Premi esistenti nel territorio lombardo: "Rassegna Internazionale Giovanni Segantini e Bice Bugatti" - Nova Milanese; "Premio Nazionale Rinaldo ed Ermenegildo Agazzi" - Mapello; "Premio Biennale di Pittura Luigi Brambati" - Castiglione d'Adda; "Premio Morlotti" - Imbersago; "Premio Internazionale d'Arte Città di Bozzolo - Biennale Don Primo Mazzolari" - Bozzolo.

Nel meccanismo operativo si rinnovano obiettivi e finalità delle singole Rassegne che si rafforzano nella reciprocità di compartecipazione e nella ulteriore valorizzazione dei singoli contenuti. I cinque Premi chiamati in sinergia ampliano in questo modo il proprio raggio d'azione e proiettano la propria attività a ulteriore cassa di risonanza superando i confini locali e concretizzando un'azione sistematica. Si potenzia l'impegno alla divulgazione dei valori e alla promozione dell'Arte Contemporanea, rafforzando validità e percorso di ogni singolo Premio.

La mostra propone cinquanta opere appartenenti a venticinque artisti, già partecipanti alle singole manifestazioni e segnalatisi per evidenti meriti: Marco Anzani, Ako Atikossie, Laura Branca, Dino Buffagni, Arrigo Buttazzoni, Laetitia Calcagno, Andres David Carrara, Adriano Castelli, Franco Chiarani, Alessandro Fabbris, Victor Ferraj, Barbara Galbiati, Nevio Monacchi, Mattia Montemezzani, Mario Paschetta, Anders Christian Pedersen, Marco Perroni, Ugo Rassatti, Grazia Ribaudo, Daniela Romagnoli, Alessandra Rovelli, Vanni Saltarelli, Alessandro Sanna, Sandro Soravia, Marco Tamburro.

Il Premio Maccagno assegna due premi acquisto e, al vincitore assoluto, dedica una mostra personale che verrà allestita a Milano, nell'anno 2010, presso l'Associazione Culturale "Spazio Tadini".

La Giuria sarà composta dai critici d'arte Alberto Pellegatta e Angela Madesani, dal Direttore Artistico del Museo, dal Presidente dell'Associazione Culturale "Spazio Tadini", dal Sindaco di Maccagno, da un delegato dell'Assessore Cultura Regione Lombardia, dall'Assessore alla Cultura (o suo delegato) della Provincia di Varese.

Viaggio alla presenza del tempo (di Giancarlo Majorino)


giovedì 4 GIUGNO ore 21


Un dialogo sulla poesia tra Antonio Prete e Giancarlo Majorino


Daniele Restelli leggerà alcuni momenti di “Viaggio nella presenza del tempo”, il Poema che compie un anno in questi giorni.
Antonio Prete è saggista, traduttore, poeta e prof. ordinario di Letterature Comparate all'Università di Siena e “visiting professor” in molte università straniere (Paris VIII, Canterbury, Yale)

mercoledì 27 maggio 2009

martedì 26 maggio 2009

TIZIANO FRATUS

TIZIANO FRATUS
oltre a essere bravo e serio, Tiziano ha anche parecchio fegato, viene a leggere e presentare il suo poemetto "Una stanza a Gerusalemme".

Tiziano prende uno degli argomenti più spinosi e maledetti della nostra storia contemporanea e ci scrive su un intero poema, parlando della guerra, dell'amore, di tutta quella storia già nata male, equivocata e piena di ambiguità.

Tiziano punta in alto, senza paura.


Tiziano Fratus (Bergamo, 1975). La sua poesia è stata portata in scena da diversi registi e interpreti, tradotta e pubblicata in riviste e antologie in Portogallo, Francia, Svizzera, Germania, Polonia, Repubblica Slovacca, Singapore, Hong Kong, USA, Argentina, Regno Unito. Fra i suoi libri di poesia Lumina (Roma 2003), A inquisição (Lisboa 2004), Il Molosso (Roma 2005), La torsione (Torino 2006), Bacio le tue cicatrici (Torino 2006), Il Ventre (Torino 2007), Il Vangelo della Carne (Torino 2008), La staticità dei pesci martello (Torino 2008), A Room in Jerusalem (Brooklyn 2008), Poèmes chuchotés sur la berge du Po (Lugano 2008), Double Skin (Singapore 2009), 5PX2 (Torino/Edinburgh 2009), Il lupo di Trana e altre poesie naturali (Torino 2009).

lunedì 25 maggio 2009

“BORN TO WRITE”

La rivista letteraria «La Luna di Traverso», edita dalla Casa editrice Monte Università Parma, condivisa e supportata dall’Archivio Giovani Artisti di Parma e Provincia, struttura dell’Assessorato al Benessere e alla Creatività Giovanile del Comune di Parma, bandisce un NUOVO CONCORSO PER NARRATORI, FOTOGRAFI e ILLUSTRATORI, numero facente parte di “BORN TO WRITE”.
“BORN TO WRITE” è un programma inserito all’interno di ITALIA CREATIVA, progetto per il sostegno e la promozione della giovane creatività italiana a cura della residenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù in ollaborazione con l’ANCI Associazione Nazionale Comuni Italiani e il GAI Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti italiani. Italia Creativa è rivolta a tutti gli artisti italiani attraverso un sistema di attività di network promosse sull’intero territorio nazionale da alcune città capofila. Scopo del progetto è proporre nuove attività in una prospettiva di sviluppo per il sostegno della creatività giovanile attraverso iniziative di formazione, documentazione, promozione e ricerca.
Il programma, fondato su linee prioritarie di azione e settori d’intervento primari, affronta a tutto campo temi quali la produzione creativa, il rapporto tra creatività e mercato, la promozione del talento, la conoscenza, la crescita professionale, la creazione di infrastrutture.
In questo percorso le azioni concrete già intraprese costituiscono il punto di partenza per indicare le prospettive di sviluppo.
“BORN TO WRITE”, realizzato dall’Assessorato al Benessere e alla Creatività Giovanile del Comune di Parma e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze, in collaborazione con Monte Università Parma Editore, intende proporre delle opportunità di confronto fra giovani autori e affermati esperti nel settore della Letteratura, finalizzate alla crescita professionale delle giovani energie creative. Intende inoltre promuovere il lavoro dei giovani autori attraverso strumenti promozionali capaci di presentare le loro opere ad un vasto pubblico, nonché agli esperti di settore.
Il Bando di concorso “BORN TO WRITE” è articolato in due distinte sezioni per giovani autori: Narrativa e Poesia. Il premio del concorso consiste nella pubblicazione delle opere degli autori selezionati in due antologie, BORN TO
WRITE - Narrativa e BORN TO WRITE - Poesia, che saranno pubblicate nel 2010 dalla Casa Editrice Marcos y Marcos. Per ulteriori informazioni e per scaricare il
Bando di concorso “BORN TO WRITE” www.borntowrite.it

http://www.maggiosermonetano.it/

Oboe Sommerso


SPETTACOLI IN STRADA
XIV edizione 2009
dal 10 al 30 maggio
http://www.maggiosermonetano.it/


"Il Maggio Sermonetano è dedicato a tutti coloro che vengono considerati diversi

perchè con la loro diversità arricchiscono l’apparente normalità"

Valerio Magrazzi

Karen Carboni

Martedì 26 maggio alle ore 18.00

presso il Berio Cafè,


Salita al Seminario 16




Karen Carboni


presenta

“Reportage”

( Ennepilibri )


la sua ultima opera poetica.





Introduce il poeta Marco Fabio Gasperini.

info:www.genovainedita.it

venerdì 22 maggio 2009

“Luoghi” Amerigo Iannacone


COMUNICATO STAMPA

* * *



Fresco di stampa
Il nuovo libro di Amerigo Iannacone


Nuova pubblicazione dello scrittore molisano Amerigo Iannacone. Si tratta stavolta di un volumetto dal titolo “Luoghi” (Ed. Eva, Venafro, maggio 2009, pp. 48, € 6,00), che raccoglie 31 poesie dedicate ad altrettante località, il piú delle volte piccoli centri di provincia, cui l’autore è in qualche modo legato, per la presenza di poeti ed artisti amici. Un libro che l’autore stesso ha definito come sua “geografia poetica”.
Di seguito, una recensione di Irene Vallone e un “nota di lettura” di Aldo Cervo.


Amerigo Iannacone i luoghi dell’anima

I luoghi dell’anima sono quelli che Amerigo tratteggia nel suo libretto ultimo. Rappresentano la mappa geografica di incontri nei quali si sono tessute relazioni elevatesi col tempo fino a divenire in molti casi rapporti imprescindibili per qualsiasi cosa nuova venga mossa. Il poeta Amerigo con modi garbati tiene in sé il calore degli incontri con gli amici di sempre e con quelli nuovi, e con questi forgia versi, patrimonio di amicizia e di poesia.
La prima lettura si dispiega tra le viuzze, le calli di Venezia, dove ad essere incontrati sono i padri della scoperta (Marco Polo), dell’arte (Tiziano e Tintoretto), della musica (Antonio Vivaldi) e della letteratura (Carlo Goldoni), precursori della curiosità e creatività letteraria e culturale dell’autore.
Nel proseguo l’autore Amerigo, si muove nella sua Venafro e in tutto il Molise riecheggiandone il patrimonio storico culturale, rimproverandoli come un padre buono che invita i figli ad essere piú artefici di se stessi e meno crogiolati sugli antichi albori. Ma… “Il Molise / è terra di silenzi / …è un lembo di cuore”: Amerigo se lo stringe a sé in un caldo abbraccio, “questa terra di scrittori / dalla penna facile / e dalla vita difficile”, vorrebbe poter alleviare le difficoltà che ogni autore incontra sulla strada della scrittura. La dea scrittura, che pur non dando altra garanzia se non solo quella della volontà di comunicare il proprio modo di essere attento ai mutamenti dell’io in rapporto con il microcosmo di amicizie e luoghi di questa Italia centrale, sempre si fa pervasiva muovendo le corde dell’anima con i segni dell’inchiostro.
Nella lettura dei Luoghi c’è il rimando ai luoghi cari di D’Annunzio con l’Adriatico selvaggio, a Francesco Jovine con le Terre del Sacramento che diventano Terra dei silenzi nei colibrí, questo Molise, forse proprio per l’orografia del territorio che vede paeselli abbarbicati sulle montagne come Pesche, o Chiauci, che vista dall’alto sembra una stella cometa o Agnone e altri paesi che scendono dolcemente lungo i pendii e altri ancora che sembrano cullati dalle montagne tutt’intorno.
Si va fuori dai luoghi cari al poeta per incontrarne altri, altri amici che scaldano il cuore, come Maurizio di San Pietro Infine, attuale leit motiv di incontri culturali per traghettare il paese dai ricordi ai fasti del futuro e cosí Gerardo che con Alvito e Gallinaro e i poeti da tutta l’Europa dà respiro alto alla Ciociaria come terra e a noi dalla mente e il cuore attenti alla poesia dona opportunità di conoscenza.
Procede lenta la lettura dei Luoghi ed è un affiorare di persone e lingua comune che rimesta nella memoria, viva. Come non si può non essere grati ad Amerigo per aver compiuto con questo lavoro di tessitura, di mappatura quasi un manifesto della letteratura dell’Italia centrale. C’è Aldo Cervo con Caiazzo… “conoscevo solo il suo nome / che mi suonava male /…poi conobbi Aldo”… Aldo maestoso nel suo romanzo La Cinciallegra. Ci siamo anche noi del Golfo di Gaeta e dovremmo ringraziare coram populo Nicola Napolitano che con Amerigo nel lontano ’86 iniziò una frequente corrispondenza che divenne ancora piú intensa con Giuseppe Napolitano, fino ad oggi, quando ogni incontro non pare tale se non c’è la presenza di Amerigo.
A disegnarla bella la mappa della poesia dei luoghi ci sono anche Coreno Ausonio con Domenico Adriano e Tommasino Lisi e Itri, Cassino, Napoli e Castelfranci (mi perdonino quelli non menzionati), e felice il rimando agli amici in comunione di parola: Georges e Nicole Drano e Carlos Vitale che tutta questa poesia fanno volare nelle loro terre.

Formia, 11 maggio 2009
Irene Vallone

AMERIGO IANNACONE, Luoghi - I Colibrí - Ed. Eva, maggio 2009, pp. 48, € 6,00.



I Luoghi poetici di Amerigo Iannacone

Nell’agevole silloge “Luoghi” Amerigo Iannacone, con l’amabilità che lo contraddistingue, riunisce, delimitandola, la sacra cerchia dei suoi affetti letterari.
Elemento unitario è l’amore.
«Bella novità!» mi si potrebbe dire.
Ma – precisiamo – nel volumetto la corteggiata ispiratrice si discosta dalle tradizionali beatrici, o laure, o fiammette, ed è invece una figura femminile speciale: Madonna Poesia.
Cosí, inseguendo da amante mai pago siffatta Creatura, lo scrittore di Ceppagna se ne va girovago per “luoghi”, i piú disparati, che poi negli ispirati versi, da par suo, descrive e celebra.
Dall’insieme dei canti s’espande un’armonia gradevole secondo un dettato ritmico personalissimo, che del vecchio pentagramma accoglie echi alla libera, integrati – i medesimi – in liberi costrutti, in libere scansioni.
Aldo Cervo

AMERIGO IANNACONE, Luoghi, Ed. Eva, Venafro, maggio 2009, pp. 48, € 6,00.

massimo ferrando - 22 maggio 2009



Due + due (di Massimo Ferrando)

JE EST UN AUTRE
MON JE EST DIEU
LES JEUX SONT FAITS

BREVISSIMA NOTA INTRODUTTIVA AL LETTORE INTERESSATO

Questa – è un’esperienza surreale.
Laddove, nell’esperienza mistica, l’io si eclissa in un Noi Eterno, qui – Io – è Sovrano. Tradotto il suo “eccesso” in parole “accessibili”, ecco – il dispiegarsi dell’esperienza, la stessa che il mistico sperimenta per negazione. Due strade, medesima sorte.


NOTA AGGIUNTIVA INTRODUTTIVA PER COLORO CHE INTENDONO PENETRARE IL TESTO ALLUSIVAMENTE

Bandito ogni dubbio, si affidi, il lettore, a ciò che di più Vero e Trasparente è nella sua natura. Due più due non fa quattro, e lucidamente il cuore conferma: intuitivamente, il non visibile, è nominato.




IO sono l’animale dalla lingua sciolta
sono l’anatra dal becco adunco
sono il lombrico dalla testa istrionica.

Mia compagna è l’onda che sale,
mio padre il corvo,
mia madre la iena.
I miei fratelli sono:
l’avarizia, la pigrizia
e l’amore non corrisposto.
Il mio cuore è il colosseo
al centro le belve trovano pace.

***

Ascoltate.
La musa prolifica è quella morente,
la poesia più accogliente quella temeraria.
Il materiale è nei capelli, nelle ossa, sulla pelle.
Nel mio deposito sotterraneo,
nella mia banca marmorea,
il matrimonio a cui aspiro
è quello del verso che taglia come lama.

***

L’uovo eterno che per primo pose la vita
si schiuse lentamente fra braccia di cicogna.
Da quel giorno – un po’ delizia e un po’ pace –
come un animale richiamo il mio cibo,
come il vento cerco la polvere.
Come un uccello caduto tra i rovi,
nella musa folle della mia intemperanza
con le braccia trovo al mio ventre avvinghiato Dio.

***

Un consiglio, quello del coniglio inseguito dal boia.

Rinnega la fede!
La fede ha gambe malate, braccia ridicole.
Il trionfo è in noi stessi, il trionfo è nell’ombra.
Releghiamo la luce a posto opportuno.
È l’Io – la lama
che taglia gli angoli del paesaggio!
Detesta il tuo sogno,
benedici il fallimento.
Coloro che ballano
portano in grembo la solitudine.
Abbi Fede.

***

Un altro consiglio, quello del topo nella bocca del boa.

Se incontri leggendo un tuo fratello di sangue,
se ascoltando i suoi versi dichiari finita la tua vita,
se comprendi il suo genio e lo consideri l’ultimo,

allora bevi,
versa nel ventre litri e litri di vino:
la musa
unica e degna di essere ascoltata
è il sangue diluito
nell’ubriachezza.

***

Questo invece è il consiglio della volpe.

Quando, con la zampa nella tagliola,
maledici il contadino
che vigliacco si nasconde in casa,
prova a formulare un tema,
manifesto della tua liberazione.
Conservalo alla mente, meditalo,
poi piano fa che scenda fino alla bocca dello stomaco.
E quando canta in testa e nel ventre batte armonioso,
fanne un canto, fanne poesia.
Io stesso sperimento questo arcano.
L’uccello che dal ramo comincia a cantare
lascia sempre cadere il suo cibo.

Volpe ferita, volpe ferita!|
Ora lo so
che il tuo dolore è pari alla morte,
ma il nutrimento
arriverà come manna dal cielo.
La Parola che giunge errabonda
resuscita i morti.

***

Questo
è il pensiero dell’orso!

(Buono e Salvato sarà chi non ruba,
Buono e Salvato chi non si adira col prossimo,
Buono e Salvato chi non commette omicidio.)

Ma ancora questi
ciechi credono alla regola che salva?
Fratelli!
Siate autonomi nelle vostre inclinazioni.
Ciò che è vero
non è aderenza alla norma imposta,
ma naturale propensione
a seguire il bene.

***

Infila la notte l’allodola al tramonto,
e il pipistrello cattura il moscerino.
Ruscello d’ombra,
sei tu il giusto compendio di tutto ciò che è chiaro.
Perché affidare ai devoti la giustizia,
ai saggi la bontà perfetta!
Io onoro con il mio sdegno per tutto ciò che è buono
la stessa volontà immutabile.
Perché abbiamo i nostri diritti, lo sapete?
Di essere vegetali, e animali,
di essere pietre invisibili e luminose,
di essere gli insetti e le ali degli insetti.
Un solo dovere: onorarci.
Io ti onoro
corpo volubile e affettuoso,
con tutti i tuoi escrementi, la lingua, il naso.
Sepolte nel tuo nome le virtù,
coi vizi tra le gambe onoro il mio compito: procrearmi.
Ho già in mente il mio erede,
creatura nuova e imperiale!
Io stesso risponderò a questo precetto:
purché sia erba,
purché sia foglia,
purché sia albero, radice,
purché sia
acqua,
purché sia vita,
purché sia
infinita.

***

Tutto ritorna
diceva una piccola creatura
tremolante al primo battito
nel fianco.
Tutto ritorna.


Liberi tutti! Liberi tutti!
È questo
il canto dell’eroe che salva il suo popolo?
Nessuno deve cadere.
Geniale è il condottiero
che conduce il suo esercito in battaglia
curandosi perfino del ronzino
che in coda arranca sotto il peso
degli scudi.


Tutto ritorna.
Liberi tutti! Liberi tutti!
urlano i bimbi giocando a nascondino.
Liberi tutti!
era il gioco prediletto
di un bimbo fra i suoi simili dagli occhi
chiari aperti nascosto fra i salici!


***

E ora la sentenza.

Non aspettatevi da me delicatezza,
combatterò – e sarò spietato.

In pace coi mie occhi,
in pace con la mia bocca,
in pace con le mie mani,
in pace coi miei reni,
in pace con le mie ossa,
in pace con tutti i miei sensi accolgo

l’ultimo fiore: il bianco papavero!



"La musa prolifica è quella morente, / la poesia più accogliente quella temeraria."
Un distico che è tutto un programma. Ferrando mi ricorda Gianmaria Giannetti per la visionarietà al limite dell'autismo, a tratti forse un po' gnomica ma capace di sfolgorare (del resto il Nostro è anche un fotografo e sa giocare con l'ombra e la luce): "Infila la notte l’allodola al tramonto"; "L’Io - è la lama / che taglia gli angoli del paesaggio!"; "come il vento cerco la polvere"… (AR)


Massimo Ferrando è nato a Savona il 07 giugno 1972. Cresciuto a Sassello, piccolo paese sull'Appennino Ligure, vive del suo artigianato creativo. È fotografo, poeta, scultore e organizzatore di eventi culturali. Ha pubblicato parte di una sua plaquette (Liriche del dolore e del ritorno) sul numero 2/2001 della rivista letteraria «La clessidra», ed. Joker; nel 2008 ha pubblicato la raccolta poetica Per altra porta (Galata Edizioni, Genova). Suoi scritti compaiono in alcune antologie (fra cui Luce e notte, esperienza dell’immagine e della sua assenza, ed. LietoColle, 2008).

fara editore

Narrabilando .... Franco Loi intervistato da F. Restivo


Intervista a Franco Loi, in assenza di Franco Loi.
di Flora Restivo

Sembra un gioco di parole, non troppo originale né tanto intelligente, in realtà si tratta semplicemente di un ritratto del tutto personale del grande poeta che io farò, senza certezza di ottenere il suo consenso, ma speranzosa di ottenerlo.
Sarà, comunque, una vera intervista, pertanto le risposte che verranno date alle mie domande saranno tutte assolutamente, parola per parola, di Franco Loi.
Il problema, se così volessimo chiamarlo, riguarderebbe solo la mia idea di quello che è questo grande artista, indipendentemente da ciò che, di lui, si conosce.
Dirò qualcosa di nuovo, non dirò nulla che già non si sappia? Non lo so, ci provo.

Qualche anno fa fui invitata a presentarlo nel corso di una manifestazione. Onestamente mi sembrò un compito piuttosto difficile, ma, disgraziatamente, amo ciò che è difficile e accettai.
Decisi che avrei dato a questa presentazione un piglio consapevole, ma privo di paludamenti. Conoscevo la poesia, ma non la persona, non avevo ancora Internet, quindi non mi erano pervenute immagini di come fosse fisicamente, ma non pensavo a questo come ad un fatto importante e, difatti, non lo è.
L’incontro non si verificò, causa una furiosa eruzione dell’Etna e tutto finì lì.
Dopo un paio d’anni, mi giunse notizia di un suo viaggio in Sicilia, così mi diedi da fare e mi sorbii parecchi chilometri per avere il piacere di conoscerlo.
Non era un momento della mia vita particolarmente felice, ma era troppa la voglia di vederlo e, magari scambiare due opinioni con lui, che andammo, io e mio marito, corredati di invito, all’elegante “location”, scelta per l’occasione.
Arrivammo prestissimo e, zitti zitti, ci sistemammo, dopo un discreto giretto per i viali, nella saletta, preparata per l’evento.
Improvvisamente mi sentii bussare, con lievità, ad un spalla, mi voltai e mi trovai di faccia ad un signore alto, viso ascetico, occhialoni e… sandali ai piedi (in aprile).
Chiesi: “Lei è il professore B.?” (la gentilissima persona, nonché fine poeta e letterato, che si era presa la briga di mandarmi l’invito e anche di informarlo della mia presenza). “No” mi fa, “Sono Franco Loi e ho pensato di scendere in sala una mezz’oretta prima, giusto per scambiare due parole con lei.”

Fu subito amore, per questa immediatezza, semplicità, assenza di spocchia, capacità di entrare in sintonia con l’altra persona…
Purtroppo, io e mio marito, dovemmo lasciare la sala, prima del tempo, a causa di una sgradevolissima telefonata che annunciava uno sgradevolissimo avvenimento, ma la maniera di porgersi, di questo grande, di avvicinarsi, la capacità di far comprendere a chiunque, con una lettura particolarmente scandita e intensa, il dialetto in cui scrive, la grazia e l’interesse con cui aveva accettato alcune trasposizioni in siciliano, che avevo elaborato da sue poesie, mi lasciarono un’impronta fortissima.
.... segue http://farapoesia.blogspot.com/2009/05/intervista-franco-loi-in-assenza-di.html

Mario Benedetti


Defender la alegría como una trinchera
defenderla del escándalo y la rutina
de la miseria y los miserables
de las ausencias transitorias
y las definitivas
Defender la alegría como un principio
defenderla del pasmo y las pesadillas
de los neutrales y de los neutrones
de las dulces infamias
y los graves diagnósticos
Defender la alegría como una bandera
defenderla del rayo y la melancolía
de los ingenuos y de los canallas
de la retórica y los paros cardiacos
de las endemias y las academias
Defender la alegría como un destino
defenderla del fuego y de los bomberos
de los suicidas y los homicidas
de las vacaciones y del agobio
de la obligación de estar alegres
Defender la alegría como una certeza
defenderla del óxido y la roña
de la famosa pátina del tiempo
del relente y del oportunismo
de los proxenetas de la risa
Defender la alegría como un derecho
defenderla de dios y del invierno
de las mayúsculas y de la muerte
de los apellidos y las lástimas
del azar
y también de la alegría

Solothurner Literaturtage

Il programma ufficiale al Landhaus prenderà avvio venerdì 22 maggio,
alle 10.00. Un ampio spazio sarà dedicato alla letteratura in lingua
italiana: nel pomeriggio di venerdì sono previste ad esempio le
letture dei giovani autori ticinesi Tommaso Soldini, Fabiano
Alborghetti e Vanni Bianconi .

Sempre venerdì, nell’ambito della manifestazione Transit, brani tratti
dalle opere di Giovanni Orelli, della romanda Madeleine Santschi e del
poeta svizzero-tedesco Armin Senser verranno letti in lingua originale
e nelle rispettive traduzioni. Domenica, invece, Pietro De Marchi
presenterà l’edizione bilingue delle sue poesie più recenti e
discuterà con il suo traduttore Christoph Ferber .

Il programma prevede inoltre letture e dibattiti in tandem fra autori
svizzeri e i loro ospiti: Alberto Nessi discuterà con Laura Pariani
(Italia), Daniel de Roulet con Joël Egloff (Francia), Hugo Loetscher
con Dubravka Ugresic (Croazia), Gertrud Leutenegger con Josef Winkler
(Austria).

Fra gli ospiti internazionali figurano Fabio Stassi (Italia), Gabriela
Avigur-Rotem, Sayed Kashua ed Eshkol Nevo (Palestina e Israele),
Emanuelle Pagano e Jean Echenoz (Francia), Ingo Schulze e Sibylle
Lewitscharoff (Germania), Peter Waterhouse (Austria).

La traduzione letteraria, la scrittura seriale, il boom dei gialli, il
futuro del libro e l’impegno politico degli scrittori saranno al
centro di diversi dibattiti.

Quest’anno avranno luogo anche 40 letture brevi all’aperto
(Klosterplatz), mentre nel capannone della Federazione dei ciechi e
deboli di vista (Kreuzacker) sarà possibile ascoltare, al buio, le
letture registrate di 28 autrici e autori invitati.

In occasione delle Giornate letterarie verrà pubblicata l’antologia
New Swiss Writing 2009 / Nuovi testi svizzeri con testi attuali, in
parte inediti, di 40 autori svizzeri dalle quattro regioni
linguistiche (in lingua originale  e in inglese).

Le principali opere dei 77 autori invitati saranno disponibili nel
nostro “mercato del libro” presso l’ostello della gioventù (di fronte
al Landhaus).



Veronika Jaeggi
Solothurner Literaturtage
PF 1532, CH-4502 Solothurn. Tel. +41 32 622 44 11
mailto:info@literatur.ch http://www.literatur.ch

31. Solothurner Literaturtage 22. - 24. Mai 2009

martedì 19 maggio 2009

MOLTINPOESIA


Il laboratorio di MOLTINPOESIA, alle 18, e l'incontro con Maurizio CUCCHI alle 21 che presenta la COLLANA dell'editore STAMPA.

Di seguito i programmi e gli inviti (ingresso libero)
Martedì 26 maggio, ore 18

MOLTINPOESIA,
a cura di Ennio Abate

Sulla poetica di Finnegan wake di James Joyce
Introduce Beppe Provenzale

Una foto, un documento inedito e quattro misteriose parole da “Finnegans Wake”:
1,2,3 e “yes”. L'ultima, la più misteriosa ed illuminante di tutte.

Martedì 26 maggio, ore 21

“LA COLLANA”: Quattro nuovi libri per il 2009

(V. Lamarque, G. D’Elia, P. Berra, M. Zattoni)

a cura di Maurizio Cucchi



Maurizio Cucchi presenta i nuovi 4 titoli della Collana, la collana di poesia dell’editore STAMPA:

· P. Berra "Notizie sulla famiglia"

· G. D'Elia "Nella colonia marina"

· V. Lamarque "La gentiléssa"

· M. Zattoni "L'estraneo bilanciato"

“Dietro il testo”

“Dietro il testo”
Rassegna di Primavera 2009


Mercoledì 20 maggio 2009
h. 18.00
Auditorium exChiesetta del Trotter


presentazione delle raccolte di poesia
“Per non essere l’acqua che amo”
di
Angelo Lumelli

e
“Casting”
di
Michelangelo Coviello

edizioni
“LaVitaFelice”

collana di poesia a cura di
Milo De Angelis


presentazione a cura di
Pierluciano Guardigli

presidente dell’Associazione
Casa della Poesia al Trotter
Giusi Busceti

lunedì 18 maggio 2009

Doel ..... la storia continua







24 May: OPENING KUNSTDOEL-OUTSIDE

66 visual artists and 45 poets turn the village of Doel
into an open-air museum!

Sunday 24 May - 14 hrs
Park Street (in front of Doel5 Tavern)

+ Musical parade around the village by the famous "Ambrassband"

Come and see the metamorphosis of abandoned and derelict houses into real pieces of art. This summer, you will not see any sadness or ruined houses in Doel, but creativity and warm solidarity on the part of a large -- and still increasing -- number of people who in a very original way express their demand to maintain the village as an arts enclave inside and in harmony with the port of Antwerp.

We expect you at the festive opening of this exhibition on 24 May at 14 hrs in Doel

Participating artists:
Aja Waalwijk - Adamava Kunstenaarscollectief (Jürgen Addiers, Axel Daeseleire, Adriaan Van Looy, Adalbert Gans) - Aline Venken - Antistresspoweet - Bloed Zweet en Zwanen - Brigitte Strick - C.J. van der Heide - Catharina De Laedt – Denise Aerts - Diederik Jeangout - Dirk Baeten - Dirk De Boeck - Doelse jeugdateliers - Eddy Geraerts - Els Van Gijsel - Eric Windey - Erik O. - F.man - Fons Teijssen - Frank Bassleer - Frank De Vos - Fred Bervoets - Frie Geertsen - Frie Lauwers en Frank Arts - Harésùrù - Ingrid Vekemans – Interfaculty - Janna Beck - Jelle Geudens - Jeroen Van Craenenbroeck - Joke van Leeuwen - Jordi Gers - Koen Venken - Kris Fierens - Kristien Van Poucke - Liselot Roets - Loulou Beavers - Luc Cappaert - Luk Sponselee - Maria Vervoort - Maria Wuyts - Marjan Verhaeghe - Mark Boon - Martine Van Duyse - Mat Jongenelen - Maya Lettany & Co - Michelangelo Pistoletto - Miriam de la Paz - Monique Thomaes - Nadja Willekens - Nils Bogaerts - Nina Vanhee - Nocturnoltd - Paul De Wachter - Ronald Van Genechten - Ruigoord kunstenaars - Sabine Gillis - Sonia Blommaert - Steven Matthys - TESS - Theo Beck - Tine Maria Ringele - Thomas Rubico - Ulrich Van Spitael - Waldrada Onzea - Warerhuis - Willem Plugge + 45 Dichters Bedichtingsproject Doel



24 MAY: FIRST KUNSTDOEL-INSIDE EXHIBITION DAY


Nine renowned Belgian artists made works of art inside the houses of Doel inhabitants. On 24 May, these villagers will open their doors to the public. Do not miss this opportunity to admire the works made by Fred Bervoets, Guillaume Bijl, Guy Van Bossche, Jan Decleir, Jan Van Imschoot, Kati Heck, Koen van den Broek, Mitja Tušek and Ria Pacquée.

Map with locations >>>
The other three viewing days will be on 28 June and 2 and 30 Aug, also from 14 to 18 hrs.

Poesie senza adsl

Girolamo Grammatico e Alessio Maria Claudio Curatolo autori di Poesie senza adsl – sentimenti ad alta tecnologia (Giluio Perrone Editore) il libro che ha umanizzato la tecnologia rendendola meno asettica, si rimettono a lavoro per il secondo libro su cui raccogliere le migliori poesie dedicate all’ hi-tech alle quali verranno affiancate nuove metafore visive della nostra tecnosfera.

Come nel primo progetto (Poesie senza adsl) gli autori posteranno sul blog percezionesociopatica.blogpost.com ogni settimana una poesia “senza adsl” ad opera loro o dei lettori. Alla fine di Agosto la raccolta dei nostri autori sarà composta anche da alcune tra quelle pervenute per vedere la luce nelle libreria verso la fine di Settembre.

Quindi prendete la vostra tastiera, cominciate a digitare i primi versi e mandateli a
poesiesenzadsl@gmail.com
Ci sarà spazio anche per opere musicali e visive dal sapore prettamente net, purché il leit motiv rimanga sempre il rapporto che intercorre tra tecnologia e sentimenti.

Coloro i quali non avessero letto il primo libro e volessero maggiori informazioni sul progetto precedente possono collegarsi a
www.myspace.com/poesiesenzadsl
o mandare un poesia (se tecnologica è meglio!) all’indirizzo di posta elettronica di cui sopra
e ricevere, gratis, il pdf del libro Poesie senza adsl!


Supposizioni

Ho amici che non conosco,
taggati nella mia mente
da idee collettive.

Euristiche digitali
allertano che se lanciassi
il mio messaggio
in questo mare di surfisti
non sempre sconnessi
molti Rispondi
avrebbero di che stupirmi.

E da pari a pari
rifletterei
su quei sentimenti
che credevo solo miei
e invece condivisi
da rizomatiche comunità
tra i server della conoscenza.

girolamo & alessio

R. Ibba

A respingenti sui bagnasciuga

- dove corrono treni -
- di strade ferrate, a sangue -

sangue, morti vivi, sangue
cinese, italiano, indiano non aristocratico non eugenetico non
selezionato
fatto a razza pura - razza d’imbecilli.

Avevamo i vapori,
da bimbi,
bianchi di fuliggine odorosi di modernità,
cavalli a vapore selvaggi
che t’immaginavi
cumulonembi a branchi nitrire
corse libere sopra pezze di cielo.

E ci sono gli storni,
a dozzine, ancora,
capinere di frotte di luce
usignoli di massi di sole
passeri di foreste di gioia,

ancora gli storni migrano,
come ebrei orientali
- coltissimi selvaggi -
- antichi ostaggi dell’Amore Dio -
- gli impronunciabili -

ed ancora
migrano gli storni
- oltre leggi stolte di morti -
- oltre inique decisioni imbecilli -

sempre migrano gli storni
a piedi di ali
a zampettature di voli
a fatiche d’orientarsi nella luce
e diventarsi luce,
oriente che si fa oriente
luce di luce da branchi di nero:

questa siepe lentischio
che apre l’infinito
schiudendo Dio tutto,
in lei, nel suo corpo
così,
così piccolo.



ciao
r

il “sistema della moda”


recensione di Franco Gallo


Nella nostra comune interpretazione il “sistema della moda” e il “sistema vestimentario” tendono a confondersi: le pratiche convergenti ma in origine distinte della produzione sociale della moda come processo di valorizzazione e della gestione personale o di gruppo dello stile e del vestiario come processo di riproduzione e di comunicazione sono viste come connesse. Ciò per la circostanza, fattuale ma comunque precaria, della pervasività capitalistica della valorizzazione che si spinge, ineluttabilmente, fino all’obsolescenza programmata dei beni primari e alla loro trasformazione da beni pluristagionali a oggetti fungibili per un arco temporale ben più ridotto.
La disponibilità (illusoria perché squilibrata e di breve termine, ma oggi de facto) di una molteplicità sovrabbondante di capi ben al di là degli autentici bisogni vestimentari diretti comporta la possibilità di un’esagerata articolazione linguistica dell’abbigliamento. Di qui la comparabilità tra gli ibridismi della lingua d’uso contemporanea e il sistema vestimentario, la formazione di un gergo dell’abito generazionale e internazionale, le potenzialità metaforiche crescenti delle materie nel loro impiego per la realizzazione del prodotto abito (o accessorio o gadget) soprattutto se in congiunzioni inattese, a volte zeugmatiche, con altre materie (pelle e cotone, pelo e plastiche etc.).
Tuttavia tale versatilità linguistica dell’abbigliarsi sarebbe impossibile senza la circolazione indefinita della merce-abito dentro il sistema capitalistico della valorizzazione; l’analisi del sistema della moda non può pertanto limitarsi all’aspetto della gergalità o della purezza della dizione vestimentaria, ma deve inoltrarsi nella considerazione dei processi sociali di produzione e nella sociologia dell’identificazione dell’abito come marca di rango, status o classe.
Il sistema della moda, dunque, come processo di valorizzazione, rappresenta un caso borderline tra l’industria culturale e l’industria tout court, un luogo (affine a quello del design e del mobile) dove l’interazione tra sollecitazione e creazione del bisogno mediante operazioni simboliche e il soddisfacimento del bisogno reale assume contorni nebulosi, a meno che non si accetti, come opzione metodologica di fondo, la tesi dell’insussistenza del bisogno come dato naturale e della sua manifestazione soltanto come estrinsecazione di un immaginario contaminato dalla catena sociale dei segni e dalla sua mimesi.
Da un lato industria, da un altro parte del processo del lavoro riproduttivo (in quanto l’abito comunque ha decorsi di obsolescenza imprevedibili, in quanto riparabile, riattabile, trasferibile etc.); da un lato creazione di segni e marche, dall’altro captazione di sviluppi autonomi di significazione vestimentaria; da un lato custode di una soglia invalicabile tra alto e basso, dall’altro sempre più attento ad esplorare valichi e comunicazioni tra le due dimensioni; tutto questo rende il sistema della moda una realtà di estremo interesse psicologico e culturale e ne fa un tema inaggirabile per la poesia di Alberto Mori.
Mori ha da tempo intrapreso una lotta a corpo morto con la simbologia e la prassi sociale del consumo e dell’industria culturale, in altri termini con la modernità tardocapitalistica e le sue logiche dissipative e immaginarie, affrontando i temi del rifiuto, della scena urbana, dei non-luoghi, della tecnologia (per citarne solo alcuni); con Fashion si riporta alle tematiche viste sia in Bar sia in Distribuzione sotto l’aspetto duplice del meccanismo linguistico delle scelte compositive e della tematizzazione centralità del gesto e del corpo nei processi di identificazione.
Il meccanismo linguistico della modernità è concepito da Mori come una sorta di gigantesco procedimento mimetico-incorporativo, in cui per accumulazione il linguaggio della quotidianità affastella termini sempre meno corposamente riferibili a fatti e oggetti e sempre più vagamente correlati, piuttosto, a situazioni iconiche, stati d’animo ed esperienze immaginarie che sono suggerite dai canali della multimedialità (dalla carta allo streaming).
Tutto ciò non è privo di quell’effetto narcotico proprio del postmoderno, di quella cancellazione della coscienza critica che tanti intellettuali, da Jervis a Timpanaro, hanno giustamente denunziato; tuttavia ciò che preme a Mori, la cui posizione umanistica è quanto di più lontano dalla lode acritica del postmoderno, è preservare gli effetti estetici per lo più involontari che il postmoderno produce nella sfera di una creazione poetica originale.
Identificandosi dentro abiti e gesti, collegando questi ultimi a monikers e marchi, sloganizzando la propria corporeità gli uomini ovviamente si oggettivizzano a loro volta, ma la sintesi estetica di questa loro metamorfosi, umanisticamente una diminutio, non è necessariamente nella sua spersonalizzazione un disvalore; né lo è, se si considera a quale identico destino l’umile materia vada incontro nello spietato processo di uso e produzione che la nostra specie ha istituito - e sovvengono versi memorabili di Rilke sulla vera vita che l’abito guadagna a volte anche rispetto a colui che lo indossa, nelle particolari circostanze simboliche e sociali del suo uso:

E tu dunque, cara,
tu, sul quale gioie fascinose
mute rapide passarono. Forse
le tue frange sono felici per te-.
O sul tuo giovane robusto petto
La seta dal color verde metallo
Si sente infinitamente scacciata e di nulla sente la mancanza.
Tu,
sempre sull’equilibrio di una bilancia oscillante
posasti il profitto dell’indifferenza mercanteggiato
spesso sulle spalle. (V Elegia Duinese)

Il dramma della moda è appunto esemplare per il calvario splendente che la materia coinvolta in esso subisce: il filato elaborato dalla grezza risorsa vegetale o dalla manipolazione tecnologica di sintesi si eleva a segno, diventando metonimia della capacità umana di dare lustro e splendore con la parola alla natura propria e altrui. Certo nella moda, come in tutta la dinamica della valorizzazione capitalistica, questa dimensione è piegata alle logiche dello sfruttamento, del profitto, dello spreco e della disuguaglianza; ma non si può negare che in quella effimera radianza che il nostro immaginario produce (in noi ed altri) attraverso la fidatezza piena del nostro rapporto con l’abito ci sia anche, per quanto pervertito, il segno di una promessa di comunicazione, di potenziamento e rafforzamento della comunanza tra l’uomo e la natura.
La materia, come il batuffolo di cotone di cui Mori poeta, continua a lasciarsi soggiogare, sia pure con resistenze crescenti dovute alle limitazioni incombenti, pe ragioni antropiche, sulla sussistenza della sua stessa disponibilità. Noi peraltro stessi cadiamo vittime della fascinazione immaginaria della valorizzazione capitalistica e della fuga verso identità improbabili dentro le pieghe della libertà puramente virtuale del sistema vestimentario.
La poesia osserva il processo, salva le parole, si fa custode della possibilità, sempre latente, di un rilancio del gioco linguistico del postmoderno fino a restituircene le chiavi, a renderci quanto meno attenti alla crescente passivizzazione nel parlare e nel vestire, e a suggerirci una possibilità d’uso alternativa e concorrente.
Con strumenti espressivi articolati rispetto alla tecnica del found poem, al futurismo, a un persistente gusto preziosistico e manieristico per l'invenzione (soprattutto aggettivale), Mori ha composto un altro episodio di quell'epica della modernità dell'immaginario, del corpo e del consumo che è ormai poetica di una vita.



fara editore

venerdì 15 maggio 2009

Festival, passaggi per il bosco ............

# Passaggi per il bosco :: festival di lettere in musiche da periferia
Gruppo Opìfice, Gianluca Morozzi, Vanni Santoni, Gianfranco Franchi, Paolo Mascheri, Simone Rossi, Carlo Palizzi, Gianluca Liguori, Andrea Coffami, Enrica Camporesi, Angelo Zabaglio.

Abbandono. Oblio. Deserto. Tutto da farsi per poi ritornare: passare al bosco attraversando le strade della periferia. Abbandonate e desertiche.
Ricognizione in lettera e musica dalla periferia del ritorno. Praticamente un viaggio.
CAGLIARI | LUGLIO 2009


## racconti di periferie - estate 2009
a cura del Gruppo Opìfice

TEMA :: Abbandono. Oblio. Deserto
Tutto da farsi per poi ritornare: passare al bosco attraversando le strade della periferia. Abbandonate e desertiche.

invia il tuo racconto a redazioneopifice@gmail.com entro e non oltre il 15 luglio 2009
i migliori racconti saranno pubblicati su opifice.it e letti durante il festival letterario Passaggi per il bosco

### assaggi
Il Laboratorio Teatro è oblio, coriandoli del copione sulle teste del pubblico in sala, liberatorie spruzzate fisiologiche verso il nero pubblico seduto che le luci non devono dare alla voce sul palco. Inizierei dal Caligola di Camus, ma non dal testo, no, inizierei da quando Carmelaccio e Camus s’incontrano, quello è già teatro.
[Carlo Palizzi, Attraverso ricordi di domani, 1959]

--
opifice.it
albumeuropa.wordpress.com

la via dei poeti

15 MAGGIO 2009: LA VIA DEI POETI COMPIE UN ANNO

Un anno di pensieri ed emozioni
di rime e di passioni
su questo comune sentiero!
Grazie a tutti!

Sissy e Sarah
http://www.facebook.com/n/?inbox/readmessage.php&t=102956264921&mid=772fbdG234cffd3G1ad0d9eG0

Beppe Costa - la tela sonora di maggio


giovedì 14 maggio 2009

Fara Edizioni


recensione di Vincenzo D’Alessio

Dare una veste critica ad una raccolta di poesie fare in modo che dalla lettura dei tanti versi nasca nell’animo del critico una voce solista, forte, vibrante che scandisca tutti gli accenti al punto giusto e generi il piacere dell’ascolto. Scriveva Luciano ANCESCHI negli anni Sessanta del secolo scorso, a proposito dell’orizzonte della Poesia affacciata alla fine del Novecento: “Tutto contesto di improntitudini sconvolgenti, e di delicata, riflessa sapienza, di violente improvvisazioni e di calcoli preziosi, di avventure precipitose e di meditate ricerche…” (pag. 240). Nel leggere la raccolta Cocci d’ombra, di CELLI, risento queste tematiche affermarsi dal titolo della raccolta fino all’ultimo verso.
Il Nostro è un poeta maturo, scaltro nell’uso della parola, immediato nella liricità dei versi. Ascoltiamo: “Come vorrei dirti /( … )/ ma dimmi, / almeno tu ci credi / a questi cocci d’ombra / (… ) / così fedeli ai silenzi dopo gli spari?” (pag. 15). Non vengono alla mente di chi legge questi versi: “Non chiederci la parola che squadri da ogni lato” etc.?” Ma siamo solo all’attacco della poetica del Nostro perché il paniere è ricolmo di molti frutti profumati che si spandono nelle liriche leggere e frante, provviste di un verso aguzzo, forte, eversivo: “dell’infanzia ricordo l’assenza / (…) / ed era solo il vento / che spingeva la mia altalena vuota / (pag. 14). Forme delicate e violente al tempo stesso. Fragili figure evanescenti di forte calore emotivo. Colori impressionisti che emergono dai versi: l’azzurro (tanto caro ai poeti francesi); il giallo (caldo e violento); il viola (caro al blues e al gospel dell’America afrocubana).
“Una poesia / nasce così / solo guardando il coraggio / di una casa a picco sul mare” (pag. 28) ed ecco l’aggancio al Novecento: “sul rialzo a strapiombo sulla scogliera” (Montale). Ma non vogliamo solo citare le contaminazioni poetiche quanto suggerire che “la quotidianità”, di cui parla nella prefazione Morena FANTI, è solo una “zattera” che trasporta il verso nella luce nera della notte incontro al chiarore della luna. Il nostro autore è armato di un grande dettato interiore “maturo e secco” pronto per essere immesso nella corrente della poesia contemporanea. Le figure retoriche, molte le metafore, somministrano ai versi una scabrosità che non sempre riesce gradevole a chi ascolta. Ma è sostanza poetica per chi legge. Scrivere è, come dice il Nostro, “mi sento parlare” (…) mi fondo e sparisco” (pag. 47).
Credo fermamente che la poetica di Vincenzo CELLI meriti grande attenzione. Sono versi che creano nel lettore necessità di pensiero, sedimenti di attese, accelerazioni positive verso un bene non definitivo, animano quella terra di nessuno che spesso si spegne negli occhi dei più deboli in questo inizio secolo. Noi siamo veri se non ci lasciamo andare all’indifferenza del “lascia stare”. L’esistenza, ripresa nei versi di questa raccolta, potrebbe sembrare “una scusa” ,“un urlo fatto di vento”. L’importanza che rivela è l’unica identità degli esseri chiamati uomini:”non puoi dividere due persone che si amano” (pag. 77). Questo è il senso dell’Eterno.


Maggio, 2009

mercoledì 13 maggio 2009

SIRENE, DEE, SIBILLE, DONNE CONTEMPORANEE

Città di Sasso Marconi
Assessorato alle Pari opportunità

Mercoledì 20 maggio, h. 18,00
Sala del Consiglio Comunale P.zza dei Martiri Sasso Marconi (BO)

SIRENE, DEE, SIBILLE, DONNE CONTEMPORANEE
DAGLI ARCHETIPI FEMMINILI ALLE TRASFORMAZIONI SOCIALI

Sandra Federici (Assessore alle Pari opportunità del Comune di Sasso Marconi)
In apertura: CORTOMETRAGGIO (4’ - 2008): "LA SIRENA". Tratto dal film collettivo "ALL HUMAN RIGHTS FOR ALL". Il cortometraggio (come gli altri episodi) è ispirato all’Art. 6 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Regia di Daniele Cini con la collaborazione di Francesca Zanni. Presentazione a cura della pubblicazione FUORIVISTA Cinema e Multimedia.
Lida Di Iorio (Fuorivista/Caracult): Sirene sinestetiche, tra arte e cinema: un mito che risuona.
Corradi Musi, docente Lingue e lett. Straniere Moderne (Lab. Per. Sciamanesimo): Breve introduzione alle Metamorfosi, nell’ambito dei miti e dei simboli della tradizione sciamanica.
Nedda Alberghini Po (Associazione Onlus “Le Case degli Angeli di Daniele”): Metamorfosi e rinascita: una speranza per le donne nei paesi in via di sviluppo.

Ore 19,30 - nel giardino Marija Gimbutas

Il Sindaco Marilena Fabbri inaugura le opere installate nel Giardino delle artiste Alessandra Stivani e Monica Macchiarini, dedicate al tema della “Cultura della Dea”.

Francesco Benozzo, Racconto in concerto (arpa celtica e canto) e presentazione del nuovo album “Terracqueo” http://www.francescobenozzo.com/

Le nostre parole libere dedicate a Marija Gimbutas, a nostra Madre terra
a cura del Gruppo Gimbutas

Al termine, buffet in giardino
°°°°°°°°°°°°°°
In collaborazione con:
Fuorivista, Cinema e Multimedia (www.fuorivista.eu, www.caracult.it)
“Le Case degli Angeli di Daniele”, Onlus (www.lecasedidaniele.org)
Laboratorio Permanente Studi sullo Sciamanesimo (Lingue – Università di Bologna http://labpermstudisciamanesimo.blogspot.com/)
Associazione Armonie
Associazione Annassim
Associazione La bottega della Creta
Gruppo Marija Gimbutas

“Requiem per una voce malata”

Comune di Busalla
Assessorato alla Cultura

“Requiem per una voce malata”
VENERDI’ 15 MAGGIO
a partire dalle ore 20,30
VILLA BORZINO - Busalla
Reading con lo scrittore Cristiano Ferrarese autore di 1967, 1976 (già nelle librerie) e di 1985( in uscita dopo l’estate) che andrà a comporre “La trilogia dei Matti”

A trent’uno anni dalla legge 180/78 “Legge Basaglia” a che punto è la follia in Italia.
Un tuffo nella follia, anche quella vicina accompagnati da un giovane scrittore di origine busallese che percorre accompagnato dai suoi fantasmi la follia.
“Una voce maleducata grida per tutto il 1967, da un manicomio, la sua storia (o leggenda?) o-scena e malsana. Gesù il Cristo come unico referente delle sue azioni e una poliziotta cicciona e sempre ubriaca come propria nemesi… 1967 è la continua deviazione senza sosta della cattiva coscienza collettiva che esploderà muta nell’anno seguente… il devastato 1968… C., la poliziotta cicciona e Gesù il Cristo sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo di un genere umano putrido ridotto a carne macellata… “

All’incontro parteciperà Argyros Gerentes Operatore psichiatrico
La serata sarà accompagnata dalle canzoni di Fabio Casanova
Conclusione con il mare di bollicine del brindisi finale

martedì 12 maggio 2009

“La bambina cieca e la rosa sonora”


“La bambina cieca e la rosa sonora” tratto da un testo per musica di Anna Maria Farabbi, interpretato da Vincenzo Mastropirro nella regia e nel continuum musicale per una musica sacra e infinita.


La stessa scrittrice annuncia l’opera: "Lo stupore infantile di chi si sporge nell’anello del pozzo. del pozzo cosmico. e chiede come un atto istintivo, allarmato, tenerissimo: dove da dove perchè. e chiede dalle profondità del sé, con voce fragilissima. E questo chiedere fa un’eco impastato di vento e di frullo d’ali. Si modula, si orienta, si precisa, si potenzia come un velocissimo stormo vocale fino all’ombelico della pancia madre che è la vita mater, la vecchia, vecchissima, ancestrale mater. La durata del viaggio è la rosa sonora. Dentro cui agisce tutta la cultura del mito, della sensorialità, del simbolo, del suono e del silenzio organico.
Gli artisti offrono soltanto un tappeto volante per la lunghissima, intensa, spirale del viaggio. Io, l’idea e la tessitura delle parole."

lunedì 11 maggio 2009

IL MIELE DEL SILENZIO


Associazione Culturale Calligraphie
in collaborazione con
ERT Emilia Romagna Teatri – Teatro Bonci Cesena

SABATO 16 MAGGIO ORE 17.30
SALA MORELLINI del TEATRO BONCI | Cesena


IL MIELE DEL SILENZIO
ANTOLOGIA DELLA GIOVANE POESIA ITALIANA
a cura di Giancarlo Pontiggia
(Interlinea edizioni, 2009)

interviene
Giancarlo Pontiggia
letture
Roberta Bertozzi
Franca Mancinelli
Daniele Piccini
Mariarita Stefanini
installazione
Giordano Giunta


calligraphie@calligraphie.it
www.calligraphie.it

Doel e la poesia magica

video

Doel, performance poetica

video

Doel 10 maggio 2009




La Tela Sonora é stata invitata da Love Difference e da Eva Van Tulden a partecipare alla manifestazione poetica a Doel, organizzata il 10 maggio 2009 a testimonianza della volontà del villaggio di resistere alla destruzione prevista in occasione della costruzione del nuovo Deck del porto di Anversa.

I cittadini di questo piccolo villaggio rurale hanno manifestato scrivendo poesie, che sono poi state in seguito appese ai muri delle case abbandonate od in parte distrutte. il tutto con musica e performance poetiche

il villagio di antica tradizione rurale é ormai oggetto di atti di vandalismo, di distruzione programmata a lungo termine. gli abitanti soffrono di crisi depressive, alcolismo ed ogni mattina temono l'arrivo dei buldozer per la distruzione di case ed abitazioni.

la poesia a Doel, un modo diverso di fare radio

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La Tela Sonora

La Tela Sonora
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Doel un villaggio magico

Doel - manifestazione poetica del 10 maggio 2009





Alcune scene a Doel, intervista con il poeta Willy Genbrugge e performance poetiche per le strade del villaggio.

Edizioni Jocker

AL verso
AL la parola
Incontri con poeti e scrittori alessandrini

LETTERAtour

1a tappa: Libreria I GIRASOLI
TORTONA - Via Emilia 44
Sabato 30 maggio - ore 18
I NARRATORI
Giancarlo Bellati, Gianni Caccia, Silvano Cabella, Fiorella
Gastaldo, Alvaro Michelon, Gianluca Olivetto, Cinzia
Ottonello, Sergio Pizio, Aky Vetere.

2a tappa: SERGINO LOUNGE BAR
NOVI LIGURE - Viale Aurelio Saffi
Giovedì 4 giugno - ore 18

I POETI

Valeria Borsa, Antonio Brescia, Emma Caratti, Raffaele
Floris, Rosalba Gianferdi, Gianfranco Isetta, Giovanni
Leardi, Aldino Leoni, Fabrizio Majan, Fabrizio Merlo,
Vincenzo Moretti, Remo Pasquale, Camillo Sangiovanni.

Lina Salvi

LINA SALVI

testi tratti da Abitare l'imperfetto - ed. La Vita Felice, 2007







Abitare l’imperfetto





Affrontare la quarta fase

investire in ciò che siamo

non siamo, di verità avidi

sempre in bilico il sapere.

Bisogna sempre mentire al titolare

garbatamente dire,

infilare l’ago dolcemente nel punto

più dolente della gamba,

nascondere lo sdegno.





*

Mi spaventa il ritmo regolare

delle piante, le stagioni, sempre quelle

catena al collo

si potrebbe inventare, dire

di una sinistra variazione del tempo

qualcosa che sfugga suo malgrado

primitiva alla morte.



*



È uno strano movimento

del cervello, il girare a vuoto

nella sagoma di un coltello,

la solita infiammazione di un nervo,

un fuoco che pervade il cerebrale

lo stare della scrittura su una gamba

sola.





*

Resto comunque aggrappata

alla vastità di una pianura, al mare

d’oriente, a quel bacio inesplorato,

ritmo cardiaco. Dopo il primo pianto

ci sarà dato, al secondo giro di vento,

al cenno sovrano del bicchiere.





*





La messa è finita

raccogli dunque il tuo pane

l’epifania del lago, i battelli

battezzati, un nome solo

a memoria.

La parola non è che

un corpo innaturale

pelle avida di sale.





*



Spingersi oltre questa sera

per netta conseguenza

dentro a un film

in uno spostamento d’aria di vuoto,

che ognuno porta con sé.

Conosco il male, ciò che hai lasciato

la necessaria violenza del sale

quel freddo che restringe

in un appello nominale, le arterie.









Socialità





La lettera giunse in dicembre.

La lettera parlava chiaro: non avevo

scelta dovevo partire, accettai contro

il parere di mia madre. La nostalgia

mi costringeva a lunghe telefonate

a faticosi viaggi, interrotti da turni

di lavoro, incomprensioni di colleghi

che dei meridionali non ne parlavano

mai bene, lei non mi salutò mai

con un bacio, con una carezza.

Desiderava che accettassi

l’aiuto di un parente o che tornassi a casa

il ragù che ribolliva sui fornelli

potesse amalgamare non solo la pasta!

L’ordine del giorno scivolava

apparentemente su argomenti più frivoli,

ero fidanzata, non ero fidanzata,

pensavo di esserlo a breve, mi vergognavo

della mia schiena, della sua cicatrice.

Alle sue domande reagivo come se non avessi

ascoltato, come se si fossero d’un tratto

interrotti i fili della comunicazione,

come se l’esistenza di un bisogno

mi procurasse un’emozione

dalla quale era meglio stare alla larga.

Riprendevo vigore, scatto assumevo

un’espressione inflessibile e statuaria, io

che senza una barra metallica conficcata

nella schiena non ero nemmeno in grado

di governare il capo.

Le avventure della Bellezza (1988-2088)




* recensione di Adele Desideri a Alda Merini, Lettere al dottor G, Frassinelli, 2008, pubblicata ne il Quotidiano della Calabria, 1 dicembre 2008, rubrica Libri e letture, pag 61 (in allegato)

* Pubblicazione dell'antologia Le avventure della Bellezza (1988-2088), a cura di Tomaso Kemeny, Arcipelago Edizioni, 2009. Interventi e testi in occasione dell’evento Le avventure della Bellezza Percorsi e illuminazioni, Casa della poesia, Palazzina Liberty, Milano, 16 dicembre 2008: celebrazione del ventennale del Mitomodernismo (dettagli in allegato)


* Gabriella Ti intervista Adele Desideri, Venerdì 29 maggio ore 20, www.radioalma.blogspot.com, musiche di Lucio Pacifico e Cristian Romano


* Documentario sul genocidio del popolo armeno http://www.regionalkinetics.com/documentary.html

Nel caso non vogliate più essere contattati e non essere più inseriti nella mia banca dati, vi chiedo segnalarlo alla mia casella di posta elettronica


Lieta con voi
Adele Desideri

alda merini

Alda Merini, Lettere al dottor G, Frassinelli, 2008, pag. 111, euro 15

“Lunghi anni cercando sopra rocce/ aspro ristoro o presso la tua Croce,/ Cristo, soffrendo, ho gravitato invano./”: questi versi di Alda Merini sono l’epigramma della sua malattia mentale, la cui storia è ben conosciuta, giacché la poeta, dopo la guarigione, molto ne ha scritto (vedasi per esempio La terra santa, Scheiwiller, 1984). Fino ad oggi, però, si è pensato che negli anni “bui” Merini non avesse coltivato la sua attività creativa. Recentemente, invece, sono apparsi alcuni inediti composti proprio in quel periodo: lettere e poesie dedicate al dottor Enzo Gabrici - il dottor G - il neuropsichiatria che ha curato Merini durante i numerosi ricoveri, dal 1965 al 1972, presso il Paolo Pini di Milano. Ora pubblicati da Frassinelli, questi testi sono perciò essenziali per comprendere meglio l’esperienza trascorsa in manicomio.
Secondo l’anziano dottor Gabrici, che redige la prefazione al volume, gli accessi nervosi di Merini derivavano dal “conflitto fra la sua natura istintivo - passionale, che trovava espressione naturale nel linguaggio della poesia, e la costrizione della normale vita famigliare che aveva accettato, con le responsabilità legate alla crescita e all’educazione delle figlie (…) e le probabili incomprensioni con il marito”. Come dire che la vis artistica di Merini “non aveva avuto modo di manifestarsi (…) e questo le aveva causato una grande sofferenza, che si era poi trasformata nella sintomatologia psicopatologica”. Il medesimo destino, d’altronde, ha colpito altre poete (ricordiamo in particolare Emily Dickinson e Fernanda Romagnoli), la cui sovversiva creatività è stata azzerata da mariti e figli nel senso di un incongruo livellamento sulla “normalità”. E Merini sentiva, non a caso, la condizione di essere nata donna come una condanna sicura alla debolezza sociale: “pressata (…) da un marito possessivo e antiquato, non so che cosa voglia dire la libertà in un animo femminile”.
Tramite l’inoculazione del “siero della verità” - il “Pentothal” - il dottor G praticava alla degente la narcoanalisi: emergevano così gli impulsi inconsci che, repressi, erano la causa dei sintomi della “pazzia”. Merini, intanto, si lasciava conquistare da un delicato e benefico narcisismo e recuperava lentamente la fiducia in se stessa: “Rendere interessante un ammalato ai suoi stessi occhi è (…) il cominciamento della sua guarigione”. Comprendeva, anziché temerle, le istanze profonde del Sé, e, attraverso il “balsamo” della poesia, risorgeva dal massacro degli elettroshock nonché dei farmaci scatenanti effetti collaterali spaventosi.
Tema di fondo di questo libro è il rapporto tra paziente psichiatrico e terapeuta. Merini sentiva il bisogno assoluto di essere amata dal dottor G: “ho guardato a lei come si guarda ad un seno materno”. Un bisogno tradito dalla nascita: “So benissimo che al mondo nessuno si occupa di me (…) è un’impressione che ho avuto sin da (…) bambina”. Il dottor G rappresentava infatti per la poeta tre importanti figure affettive e spirituali: il marito - il solo che in quegli anni avrebbe potuto aiutarla semplicemente “con un cenno, (…) un atto di comprensione” - il padre - “Almeno se il Dott. Gabrici mi dicesse ma non me lo dice (…). Per lo meno non me lo ha detto mio padre (…)” - e Dio - “(…) Ebbene, Iddio,/ io son fatta così, una mendicante,/ una che geme se tu l’allontani,/ una che senza te non può volare/”. Tanto che ogni nuovo amore era a quel tempo percepito da Merini come un ulteriore manifestarsi della patologia, una proiezione della sua attrazione nei confronti del dottor G - marito - padre -Dio.
Lettere al dottor G è un pregiato lezionario di umanesimo illuminato dalla sofferenza, un compendio di saggezza, un greve studio sull’angoscia: il lettore vi può scoprire rilevanti indicazioni circa il fenomeno dell’instabilità psichica che genera, ancora oggi, superstizioni e sospetti. Il malato di mente è troppo spesso considerato colpevole di quanto gli accade, oppure è creduto in qualche modo preda di un’oscura dimensione demoniaca. Il folle è allora il “cattivo”, il diverso, lo “stregato” e non, piuttosto, una persona che sta male e che può e deve essere curata: “(…) gli ammalati son strani/ (…)/ (…) pesci bambini/ e sono imprendibili e osceni/”. Inoltre, diversi aspetti esistenziali sono qui affrontati. La maternità, desiderio e pericolo: “(…) ma io tremo/ di generare cosa che mi atterri.//”. L’Assoluto, in cui Divino e arte sono, hegelianamente, ipostasi di un’unica forma: “io la religione la vivo e la gusto in chiave poetica, il che la rende molto interessante e assai più libera”. La follia, “misura di un sacrificio umano”. Il dolore nella sua valenza universale: “il mio dolore, il mio lutto per la morte della mia coscienza è il dolore di tutta la nostra povera comunità umana”. E da ultimo, la guarigione come dimenticanza - “Padre, se amo e dimentico, perdono,/” - e come supremo sforzo di volontà: “la cosa più grave (…) è (…) nel proposito, assurdo e malato, di non volere guarire”.
Infine, l’autrice descrive con lieve malinconia i tiepidi istanti di amicizia e di nuda verità vissuti con i “matti”: “(…) qui dentro/ ove resiste un tremito o follia/ qui si nasconde veramente il vero,/ (…)/ (…) qui era vita/ era trionfo e pallida misura/ ma quanta pace, quanto amore e quanta/ lunga preghiera, di nascosto, a sera…//”. E ricostruisce la sua libertà “nell’amore, nella gentilezza e più che mai nella fede”.
Al termine resta l’immagine di una Merini inedita, umile e conciliante, affettuosa e lungimirante, tutt’altro che pazza. Nonostante ella nella triade Croce - Arte - Follia indichi il senso della sua esistenza: “sono un’anima appesa ad una croce/”; “Cristo mio martoriato,/ pazzia chiara e divina/ come il più terso cristallo.//”.

Adele Desideri
(pubblicata ne il Quotidiano della Calabria, 1 dicembre 2008, rubrica Libri e letture, pag 61)

venerdì 8 maggio 2009

a forma di cuore

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... dal web di Love Difference
La gastronomia rappresenta un’occasione per attivare incontri interculturali creativi e per valorizzare le differenze culturali. Love Difference invita pasticcieri, chef, artisti a realizzare dolci con l’obiettivo di fondare le Pasticcerie Love Difference nei Paesi del bacino mediterraneo.

ebbene noi del Club del Libro, abbiamo deciso di collaborare a questa iniziativa con una serata gastronomica spagnola/marocchina.
le birre gentilmente offerte da William sono state disposte a forma di CUORE in onore di Love Difference

abbracci

LOVE DIFFERENCE e la birra

Due sono le qualità che hanno da sempre contraddistinto la storia della birra nei secoli: la sua presenza pressoché universale e la sua popolarità in ogni ceto sociale. Nel primo caso si può infatti affermare che laddove ci sia stata la coltivazione dei cereali, si è verificata anche la produzione della birra. La seconda asserzione invece è avallata da innumerevoli testimonianze storiche. Non si sa con esattezza dove sia nata la prima birra: c'è chi parla di Mesopotamia, chi di Egitto, chi di isole Orcadi, chi addirittura di Malta. Ma noi crediamo che ciò non sia importante, poiché è assai verosimile che il fenomeno della fermentazione sia stato scoperto casualmente in diverse parti del mondo più o meno nello stesso periodo. Differenti però sono stati i modi di sviluppare la bevanda. La Mesopotamia per esempio è stata la terra che per prima ha visto sorgere la professione del birraio, cosa che in altre società meno organizzate sarebbe stata impossibile. Il prodotto delle sue fatiche rappresentava una quota della retribuzione dei lavoratori, che dunque veniva corrisposta in birra. Ma, si badi bene, non un birra, ma svariate tipologie, poiché già in quel periodo si distinguevano birre scure, chiare, rosse, forti, dolci e aromatiche. Inoltre si usavano nomi diversi per indicare birre prodotte con cereali differenti: le sikaru erano d'orzo, le Kurunnu di spelta. Pare che fossero addirittura venti le qualità di birra disponibili sul mercato di Babilonia, la più ricca città dell'antica Mesopotamia, anche se quelle più diffuse erano quattro: bi-se-bar, una comune birra d'orzo, bi-gig, una birra scura normale, bi-gig-dug-ga, una birra scura di elevata qualità, e bi-kal, il prodotto migliore. La birra aveva anche un significato religioso e rituale, infatti veniva bevuta durante i funerali per celebrare le virtù del defunto e veniva offerta alla divinità per garantire un tranquillo riposo al trapassato. Si dice che la dea della vita Ishtar, divinità di primissimo piano nel pantheon assiro-babilonese, traesse la sua potenza dalla birra, che nemmeno il dio del fuoco Nusku poteva estinguere. Analoga importanza aveva la birra in Antico Egitto. Fin dall'infanzia si abituavano i sudditi dei faraoni a bere questa bevanda, considerata anche alimento e medicina. I bambini inoltre facevano sacrifici di birra, frutta e focacce al dio della scrittura Thout, mentre bevevano una ciotola di birra, dopo essersene bagnati gli occhi i la bocca che venivano tenuti chiusi. Anche le donne incinte ricorrevano alla birra per offrire libagioni alla dea Ernenunet, che avrebbe provvisto di abbondante latte le nutrici. Interessante anche l'uso di somministrare ai bambini birra a bassa gradazione o diluita con acqua e miele durante lo svezzamento, quando le madri non avevano latte. Gli Egizi usavano, come nel caso dei Babilonesi, la birra per scopi propiziatori e sono innumerevoli le divinità che ebbero a che fare con questa bevanda. In una cosa erano diversi Egizi e Babilonesi: per i primi la birra era una vera e propria industria statale, per i secondi invece si trattava di un semplice prodotto artigianale. I faraoni stessi possedevano fabbriche di birra e in un'iscrizione funebre su una tomba reale è stata trovata questa testimonianza: "Io ero uno che produceva orzo". E dall'orzo alla birra il passo era (e continua a essere) assai breve. Di birra si parla anche nei sacri libri del popolo ebraico, come il biblico Deteronomio e il Talmud e nella festa degli Azzimi, che ricorda la fuga dall'Egitto, si mangia per sette giorni il pane senza lievito e si beveva birra. Inoltre questa bevanda è regina durante l'annuale festività del Purim, considerata la più popolare dagli ebrei. La Grecia, paese enonico per eccellenza, non produceva birra, però ne consumava parecchia, soprattutto in occasione delle feste in onore di Demetra, dea delle messi, tra le quali ovviamente non poteva mancare l'orzo. Si trattava di prodotti d'importazione, per lo più fenici, ma anche durante lo svolgimento dei giochi olimpici non era ammesso il vino, per cui la bevanda alcolica per eccellenza di questa prima grande manifestazione sportiva, era la birra. Etruschi e Romani facevano anch'essi parte del "club del vino", ma alcuni ragguardevoli personaggi della loro società diventarono accaniti sostenitori della birra, come ad esempio Agricola, governatore della Britannia, che una volta tornato a Roma nell'83 d. C. si portò tre mastribirrai da Glevum (l'odierna Gloucester) e aprì il primo pub della nostra Penisola. Tra i cosiddetti popoli barbarici si trovavano i più strenui tracannatori di birra, i Germani e i Celti. I primi organizzavano feste che in realtà erano scuse per sbornie colossali, come ad esempio la Wappentanz, una crudele danza delle spade dedicata al bellicoso dio Thyr, al termine della quale i sopravvissuti si dedicavano ad abbondanti libagioni. I Celti si erano stanziati principalmente in Gallia e in Britannia, ma la loro straordinaria civiltà, bagnata di birra fin dai primordi, venne sviluppata principalmente nella verde Irlanda. Infatti la nascita del popolo irlandese è dovuta, seconda una birrosa leggenda, ai Fomoriani, creature mostruose dal becco aguzzo e dalle gambe umanoidi, che avevano la potenza e l'immortalità grazie al segreto della fabbricazione della birra, che fu loro sottratto dall'eroe di Mag Meld, una specie di Promoteo irlandese. Il Medioevo vide la birra protagonista soprattutto per merito dei monasteri, che operarono un decisivo salto di qualità nella produzione della bevanda introducendo anche alcuni nuovi ingredienti, tra i quali il luppolo. A questo proposito va detto che in tempi più remoti per l'aromatizzazione della birra si usavano svariati tipi di erbe, spezie o bacche, oppure si ricorreva addirittura a misture vegetali, la più famosa delle quali era il gruit. Anche le suore avevano tra i loro compiti manuali quello di fabbricare la birra, che in parte destinavano al consumo dei malati e dei pellegrini. Per rimanere in tema, è stato tramandato che papa Gregorio Magno abbia girato ai poveri una donazione in birra della regina longobarda Teodolinda. Anche in Gran Bretagna la birra, chiamata ale, venne usata nelle feste come Church-Ale, prodotta dalle massaie inglesi e messa a disposizione delle feste parrocchiali, dove veniva venduta e il ricavato era un contributo per la manutenzione di chiese e conventi britannici. In Inghilterra la birra diventò bevanda nazionale in quanto l'acqua usata per la sua produzione veniva bollita e sterilizzata. Ciò rappresentava un garanzia in un periodo in cui l'acqua era spesso infetta. Soltanto dopo il Rinascimento questa piaga cessò. Una curiosità: in Inghilterra il luppolo venne introdotto assai tardi nella birra nazionale, che continuò a chiamarsi ale, in contrapposizione dei prodotti continentali luppolati, detti beer. Nei tre secoli dopo la scoperta dell'America in tutta l'Europa andarono sviluppandosi numerose tipologie birrarie, tutte basate sull'unico sistema di fermentazione allora conosciuto, la alta. Verso la metà del secolo scorso però furono eseguiti studi specifici sul lievito e il loro risultato fu la produzione della birra a bassa fermentazione, che oggi è di gran lunga il più praticato nel mondo. Esso si giova di temperature più basse per fermentare, quindi usa impianti produttivi tecnologicamente assai più avanzati che in passato. Infine viene usato un lievito diverso rispetto alle birre tradizionali, il cosiddetto Saccharomyces carlsbergensis, che prende il nome dalla birreria danese che per prima ne isolò il ceppo. Oggi, nonostante le birre a bassa fermentazione siano sicuramente le più bevute, va notato che esiste anche una controtendenza di nicchie di mercato che ricercano le birre tradizionali, le cui ricette si perdono nella notte dei tempi. L'intera storia della birra è stata scritta dal Dott.re Paolo Del Vecchio
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La Tela Sonora

La Tela sonora e' una rete che attrae la poesia per espanderla e farla conoscere nel mondo, qui e ora: non esiste passato non esiste futuro. il futuro é il passato come é stato pensato da TE.

Ascolta ora in questo momento, l'unico possibile attimo.

Le parole della poesia letta sono adesso e ora, la loro musicalità é un tantra che raggiunge il cervello e soprattutto il cuore.

visita http://www.radioalma.blogspot.com/ ed ascolta le puntate trascorse in compagnia dei poeti.

La tela é per tutti grandi e piccini senza distinzione, accoglie per espandere per ritornare nel mondo con una forza più grande

Grazie a tutti coloro che hanno deciso di partecipare, la tela é vostra