venerdì 30 gennaio 2009

Chiara de Luca


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Ricordo che quando ho cominciato a leggere scandivo lettere dalla mattina alla sera, con grande soddisfazione, come se avessi appreso una qualche magia, un trucco, come se stessi apprendendo uno strumento difficilissimo, ma che produceva note sconosciute e affascinanti, che promettevano l'opportunità di comporre splendide sinfonie. Mi esercitavo dalla mattina alla sera a suonare le pagine, aumentando i toni. A scuola cercavo sempre di finire i compiti il prima possibile, per poter poi tornare ad esercitarmi con il mio nuovo affascinante strumento. E la mia maestra, una donna anziana, molto severa, mi mandava sempre fuori dalla porta, o dietro la lavagna, o in un angolo, con il naso contro il muro. Ma era più forte di me, e tutte le volte io ricominciavo a leggere ad alta voce. La lettura era per me una pratica così affascinante che pensavo potesse dare fastidio a qualcuno.Credo che l'angolo e la lavagna e la mia sorda ostinazione significassero qualcosa già allora...Saper leggere mi rendeva felice soprattutto perché adesso potevo divorare tutti i libri che si trovavano in casa mia (mia madre è sempre stata una lettrice forte) che avevo sempre osservato come degli scrigni pregni di segreti, che io non ero in grado di aprire. Fin da bambina passavo molte ore da sola, magari in un angolo, con la voglia di entrare tra le pagine, di uscire dal mondo e visitarne un altro. Leggevo disordinatamente, tutto quello che trovavo, magari scegliendo sulla base della copertina, o dello spessore del libro. Più il libro era spesso e più sarebbe durato il viaggio. E a me dispiaceva sempre quando un viaggio finiva. A sette, otto anni cominciai a pensare che anche io potevo scrivere, e crearmi un mondo nel quale si potesse entrare in qualsiasi momento, e dal quale non si fosse mai costretti ad uscire, intraprendere un viaggio che solo io potevo decidere di far finire. Ho cominciato scrivendo brevi racconti illustrati con disegni a matita. Scrivevo su foglietti molto piccoli, che ripiegavo e spillavo, nella forma di un libretto. Da allora non ho più smesso di divorare romanzi. E non ho più smesso di scrivere: racconti, deliri, diari, romanzi e poesie, migliaia di poesie. La poesia era per me qualcosa di sacro, intoccabile, e consideravo un atto di presunzione il mio scrivere poesie, o testi che avevano la pretesa di somigliarci. Ma era una debolezza cui non sapevo rinunciare.


Chiara de Luca

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Scrivere è come correre. Credo che le due attività siano sempre andate parallelamente. Sono stati i lunghi allenamenti, la fatica prolungata, la sfida con me stessa, la solitudine dei chilometri macinati nella nebbia di Ferrara, o sotto il sole, la pioggia, la neve, il lento recupero dopo gli infortuni a darmi la pazienza per lavorare sulla scrittura e la traduzione.Penso che occorrano molta pazienza, un lungo esercizio, infiniti allenamenti, serie di salite, ripetute, scatti, allunghi per scrivere, per correre, per tradurre.Decisi di studiare le lingue perché volevo sentire la "voce vera" degli autori che amavo. Mia mamma mi insegnò l'inglese (con molta pazienza) quando ero piccola, poi passai all'amatissimo tedesco, poi al francese, infine, qualche anno fa, fui affascinata dalla poesia latinoamericana, e decisi di studiare spagnolo. A un certo punto cominciai a pensare che potevo utilizzare le lingue straniere anche come ulteriori strumenti di training sulla scrittura. Scrivere è correre all'aria aperta, una corsa campestre o su strada, tradurre è allenarsi in palestra, con i pesi, con le macchine che costringono il movimento e formano i muscoli laddove sono più deboli. Ho cominciato tardi a tradurre poesia, perché avevo nei confronti del verso altrui un timore reverenziale, lo stesso timore che provavo nel momento in cui mi mettevo a scrivere una poesia.

Solo qualche anno fa, quando mi trasferii da Pisa a Bologna, ho cominciato a tirare fuori dal cassetto (anzi, dagli armadi, da sotto il letto, dalla credenza) qualcuno dei miei scritti e traduzioni. I primi incontri bolognesi furono a dir poco infelici, ma non mi arresi. Pubblicai un paio di libretti in tipografia e li affidai alle poste, perché raggiungessero chi pensavo potesse capirli. Trovai incoraggiamento e motivi di confronto con tante persone che non smetterò mai di ringraziare. La mia prima raccolta si chiama per custodire l'amore. Seguirono i poemetti in parole scarne e a mia madre. Poi furioso bene e i grani del buio, in uscita da qualche parte. Alcune poesie dalle ultime due raccolte si trovano nel sito, assieme a una presentazione dei miei romanzi, alcune cose di teatro e a un'ampia scelta di traduzioni, pubblicate in volume o in rivista. Il mio criterio è semplicemente quello di leggere e, se un poeta mi colpisce, di tradurlo e cercare di entrare in contatto con lui, anche perché in questo modo la traduzione può davvero diventare una creazione a due.

Chiara de Luca




La scrittura è per me una casa, l'unica abitazione stabile che abbia mai avuto, in cui vorrei avere tanti visitatori, anche critici, purché simpatici, in tutti i sensi della parola. Questo sito rappresenta quella casa, e un po' anche il mio desiderio di condivisione e di appartenenza (ideale). Ho costruito questa casa con amore, rubando molte ore alla notte, pensando che forse questo mio mondo, paradossalmente proprio nella veste virtuale, potesse diventare possibile, e abitato.

giovedì 29 gennaio 2009

Chiara de Luca


(nella foto) Chiara De Luca e Simone Molinaroli

Chiara ti aspettiamo presto a Radio Alma per scattare insieme una bella foto
abbracci sonori

LASCIAMI (maria grazia casagrande)

Lasciami sognare e fammi ricordare
come si fà a volare.
Non riesco più
a stare con
questa paura d'amare.
Fatti annusare e,
lentamentene
i tuoi occhi
lasciami entrare.
Che lo voglio vedere
il colore
del mare.
Le tue labbra
lo sò,
mi sapranno baciare.
Il mio collo,
paziente,
le saprà aspettare.
E la mia bocca,
curiosa,
le vorrà assaggiare.
Le tue mani,
già le sento giocare.
Fra i miei capelli vorranno
danzare.
E le mie caviglie
sapranno adulare.
Senza fiatomi farai restare.
E con la gola,
arsa,
per il troppo amare.

A TE, PADRE

Il sole calava,
il mare spietato
montava.

Io giovinetta
guardavo e pregavo.

Pensavo a quell’uomo
incognito amato da sempre.

E forse scorgevo
tra i sali del vento
nel volto di bronzo
nel braccio scolpito
il tremulo passo
di questi tuoi giorni.
Adele Desideri
(da Il pudore dei gelsomini, inedito)

Grazie, Daniela, mi sei cara
Adele

per Adele Desideri

un pensiero per Te cara sorella, che vivi questi momenti dolorosi.


che la tua carne non si laceri
che il tuo spirito rimanga fresco e limpido
perché tu possa accompagnare tuo padre
in quel posto bellissimo misterioso, ma ... poi
non cosi tanto lontano da Te

Lui sarà sempre dentro di Te
parte di Te
nel tuo cuore nel tuo ventre
con Te

la morte non esiste
esiste il viaggio, il nostro viaggio
il viaggio di ognuno di noi

Lui sta terminando il Suo qui su Madre Terra
per andare a raggiungere gli Eletti
lascialo partire, sarà meno difficile anche
.... per Lui
staccarsi da Te

ti bacio

Massimiliano Chiamenti

il telefono suona e suona
ma lui (il compaesano
degli infelicemente allegri vecchi tempi)
più non risponde
(non ho mica delle ore di tempo
per parlare con te al telefono
avrebbe dichiarato in seguito)

mercoledì 28 gennaio 2009

Kader Abdolah

Kader Abdolah (1954) a grandi dans le sud-ouest iranien. Ses aïeuls étaient écrivains et poètes. Avant d'être obligé de quitter l'Iran pour des raisons politiques, il a publié deux livres dans son pays natal. Aux Pays-Bas depuis 1988, il a d'emblée eu comme ambition de maîtriser la langue néerlandaise, et comme il le dit lui-même, de se faire une place dans "le jardin de la littérature néerlandaise". Son premier recueil de nouvelles De Adelaars lui rapporte le prix Gouden Ezelsoor. Il écrit plus tard De reis van de lege flessen, Spijkerschrift et Het huis van de moskee. Kader Abdolah écrit dans le Volkskrant une chronique hebdomadaire sous le pseudonyme de Mirza.
pour ecouter a la radio: http://www.radiolivres.eu/author.php?id=21&lang=FR

mariangela guatteri

Lunghe braccia,
dallo sfondo di un
mare enorme
che non mi dicono addio,
divergono in alto.
Nell'istantanea morte
di uno scatto che le rende
per sempre così
al mio guardare,
viva ti ritrovo
e riconosco.

mariangela guatteri

En
ἐν δὲ ἴα ψυχή
[Iliade, 21, 560]
Il viaggio sarà il ricordo
di quello che ancora deve venire.
Così poi, vedendomi,
sarai a casa
e ancora in viaggio nello stesso istante

"Uma biblioteca digital é onde o passado encontra o presente e cria o futuro."

http://www.dominiopublico.gov.br/pesquisa/PesquisaObraForm.jsp

Dr. Avul Pakir Jainulabdeen Abdul KalamPresidente da Índia - 09/set/2003
O "Portal Domínio Público", lançado em novembro de 2004 (com um acervo inicial de 500 obras), propõe o compartilhamento de conhecimentos de forma equânime, colocando à disposição de todos os usuários da rede mundial de computadores - Internet - uma biblioteca virtual que deverá se constituir em referência para professores, alunos, pesquisadores e para a população em geral.
Este portal constitui-se em um ambiente virtual que permite a coleta, a integração, a preservação e o compartilhamento de conhecimentos, sendo seu principal objetivo o de promover o amplo acesso às obras literárias, artísticas e científicas (na forma de textos, sons, imagens e vídeos), já em domínio público ou que tenham a sua divulgação devidamente autorizada, que constituem o patrimônio cultural brasileiro e universal.
Desta forma, também pretende contribuir para o desenvolvimento da educação e da cultura, assim como, possa aprimorar a construção da consciência social, da cidadania e da democracia no Brasil.
Adicionalmente, o "Portal Domínio Público", ao disponibilizar informações e conhecimentos de forma livre e gratuita, busca incentivar o aprendizado, a inovação e a cooperação entre os geradores de conteúdo e seus usuários, ao mesmo tempo em que também pretende induzir uma ampla discussão sobre as legislações relacionadas aos direitos autorais - de modo que a "preservação de certos direitos incentive outros usos" -, e haja uma adequação aos novos paradigmas de mudança tecnológica, da produção e do uso de conhecimentos.
FERNANDO HADDAD Ministro de Estado da Educação

edizioni del Foglio Clandestino

NIENTEGUERRE
POESIA CONTRO OGNI VIOLENZA
VIII EDIZIONE – 2009
Le edizioni del Foglio Clandestino
selezionano testi poetici per la realizzazione di una raccolta di poesie sul tema NIENTEGUERRE – Poesia
contro ogni violenza. Il comitato di lettura selezionerà per la pubblicazione i testi migliori.
L’adesione è libera; le partecipanti e i partecipanti possono inviare da 1 a 3 poesie in due copie, per un
massimo di 30 versi ciascuna (per l’invio tramite e-mail è sufficiente un’unica copia).
A parte, o in calce ai testi inviati, si dovranno indicare: nome e cognome dell’autore, un recapito postale e
l’e-mail.
Non è richiesta alcuna quota di partecipazione o tassa di lettura.
È gradito un contributo libero per la copertura delle spese di realizzazione e invio a tutti i partecipanti del
volumetto che verrà stampato per l’occasione. Se il materiale non sarà sufficiente per una pubblicazione
autonoma, i testi più interessanti verranno pubblicati sull’aperiodico Il Foglio Clandestino.
Per i contributi usare il conto bancoposta n. 37 47 62 07 con IBAN IT43 J076 0101 6000 0003 7476 207
intestato a Gilberto Gavioli.
I testi devono pervenire entro il 31 luglio 2009 ed essere inviati, con rif. Nienteguerre, a:
 Casella Postale n. 67 – 20099 Sesto San Giovanni (Mi)
 Indirizzo mail: poesia@edizionidelfoglioclandestino.it
edizioni del Foglio Clandestino
www.ilfoglioclandestino.it
www.edizionidelfoglioclandestino.it

Incontriamo Domenico Cipriano

Incontriamo Domenico Cipriano, poeta. Lo ricordo firmatario del Manifesto dei Poeti Irpini (1999), ideato e promosso dallo scrittore Vincenzo D’Alessio. Poeti i cui versi seppure silenziosi tuonavano nel panorama irpino dove si avviava un radicale cambiamento culturale, soprattutto negli anni novanta, dopo l’evento sismico. Chi è oggi Domenico Cipriano ?
Un poeta un po’ meno giovane ma più maturo rispetto al periodo a cui hai fatto riferimento, tuttavia mi confronto come sempre con le mie ansie soffermandomi sulle cose che ci circondano. Ho scelto di creare una famiglia nella mia terra ed ho un lavoro per la sussistenza, offrendo tutto il mio restante tempo prezioso alla poesia, quella libera, che ha ancora molto da dire. Sono sempre stato una voce priva di condizionamenti, che ha seguito un percorso autonomo, confrontandomi con la poesia e l’arte che si è sviluppata in Italia negli ultimi anni e continuo a seguire il mio personale percorso.

Da quel periodo, in Irpinia molte iniziative culturali, voci libere sono state soffocate, è rimasta qualche traccia ?
L’Irpinia è stata per anni terra di politica, quella nazionale, una politica spesso autoritaria verso la sua popolazione, sfruttandola a favore dei personalismi. Oggi che i veri politici sono scomparsi, si cerca di fare lo stesso con la cultura, riproponendo quei cliché autocelebrativi e mediocri, con forme solo apparentemente aggreganti, ma concretamente massificanti, dimenticando che le logiche del potere sono lontane da quelle della poesia. Una poesia che si cerca vanamente di sottacere con i personalismi di chi vorrebbe oscurare gli eventi culturali che portavano le ferite del sisma del 1980, quando alcuni giovani poeti cercarono di vivacizzare un territorio dove la poesia era priva di confronto, e per questo giustamente mai salita all’attenzione nazionale. Sono oggi rimasti pochi i nomi con cui è possibile portate avanti, tra le difficoltà, il dialogo poetico e idee nuove, sane per la vitalità della poesia e dell’arte nel territorio.

Anche se credo che la poesia è universale, possiamo dire che oggi esiste una poesia Irpina?
L’Irpinia, come ogni zona italiana di piccoli centri e paesi, evidenzia una poesia caratterizzata dal riferimento al luogo e al paesaggio, dalla fierezza di appartenenza ad una zona interna della penisola. Un elemento questo che caratterizza gran parte della scrittura che nasce qui, ma sarebbe un errore parlare di una poesia “irpina” nello specifico. Tra i poeti nati in un’area vi sono sempre quelle poche eccezioni che rinnovano il modo di trattare argomenti comuni a molti, così nelle loro tracce quegli elementi in comune restano vivi e si perpetuano, ma con uno slancio artistico attuale ed originale.

Una poesia, un poeta, un movimento per il Sud, si può ancora parlare di meridionalismo ?
Dal periodo in cui la questione meridionale era predominante sicuramente le cose sono mutate, anche se le occasioni perdute sono state molte. Comunque parlare delle mancanze è doveroso, pur se oggi le problematiche del meridionalismo sono sempre più comuni ad una fetta ampia della società italiana. Ci sono nuovi flussi di emigrazione a cui corrisponde una forte immigrazione con valutazioni umane e problematiche di integrazione di non poco conto, inoltre il disagio della precarietà accomuna sempre più la penisola. Le problematiche hanno mutato aspetto ma restano, il meridione risponde ancora a logiche stantie e superate dove la politica non è vista come servizio, ma come la gestione del potere. La cosa tragica è che ciò avviene anche altrove.

Cosa comunica Domenico Cipriano con la poesia ?
Il rapporto con il mondo, partendo sì dai luoghi di origine, ma di un’origine che sente forte il bisogno del confronto. Un confronto dato dall’esperienza individuale, oggi sempre più collettiva, dal confronto con le varie realtà del mondo nell’idea di una globalizzazione dominante e possibile da rintracciare anche in luoghi piccoli e apparentemente sconosciuti. L’esperienza, espressa anche col viaggio ed ogni altra forma di conoscenza, resta ancora una possibilità della poesia, ma solo se si riesce ad oggettivizzare il proprio percorso e farlo sentire comune.

La poesia prende corpo dall’amore, dall’ira, dal dolore, dalla gioia. La sua da dove nasce?
Dal sentire, dal mondo che ci circonda e che abbiamo dentro di noi. Non si è mai con lo sguardo verso qualcosa soltanto. La poesia ne coglie sempre un aspetto che come un caleidoscopio ha molti colori, in base alla luce che sappiamo dirigere verso le cose. Certamente per scrivere ho bisogno di tranquillità interiore, di vedere sedimentata dentro di me la tempesta della vita a cui partecipiamo giorno dopo giorno.

Interessante l’iniziativa del Jazz Poetry (“Le note richiamano versi” con l’attore Enzo Marangelo, il musicista Enzo Orefice) un Domenico Cipriano per una poesia di ricerca, di sperimentazione che in futuro avrà altri sviluppi ?
In effetti è un lavoro sperimentale nel risultato. Le poesie sono essenzialmente poesie lineari, ma ricche di musicalità e spezzature fonetiche. Ma ci sono anche momenti più riflessivi. La mia poesia non muta nemmeno in questo contesto dove si lega con la musica, diciamo che era un passaggio obbligato vista la mia passione intensa per la musica jazz che ha influenzato anche la mia scrittura. Per il futuro, stiamo lavorando ad un nuovo progetto che, speriamo veda la luce nel 2010; esso fonde le arti con la poesia partendo dai miei testi.

Il poeta è anche lettore ?
Chi scrive poesia deve amarla, e non si può amarla senza conoscerla, quindi occorre leggerla.

Manifestazioni, Premi e Concorsi di poesia non sempre ne diffondono la purezza spesso sono teatrini per mettere in mostra qualche “personaggio”. Cosa ne pensa ?
Come tutte le cose che ruotano intorno alla poesia, ma anche all’arte in generale, ci sono quelle ben organizzate e serie per il sincero lavoro affrontato ed altri meno. I “personaggi” spesso sono gli stessi organizzatori, ma ci sono anche realtà molto serie in Italia, a cui si guarda con sospetto finché non le si conosce bene.

Le piacciono le sue poesie ?
Rileggendole ritrovo cose che ancora mi piacciono e condivido, altre meno, ma significa che vedo una crescita nel mio lavoro e ciò non mi dispiace.

Quali sono le poesie più importanti per lei ?
Ne “Il Continente Perso” c’era una poesia che iniziava in questo modo: “Sulle mie montagne / c’è il mare”. È una poesia che sento ancora fortemente dentro di me, anche se mi accorgo che intorno a noi si cerca di sopprimere le onde tempestose che dominano quel mare interiore ed esteriore.

Quali sono, attualmente, le forme della poesia che la incuriosiscono e trova interessanti ?
Ho amato sempre la poesia lineare, pur leggendo poesia sperimentale e cercando io stesso forme di collaborazione con musicisti per progetti specifici, come hai anticipato. Oltre l’interesse e la curiosità che ogni novità o diversità fa nascere, sento sempre il bisogno di poesie che sappiano ancora parlare del sentimento, non del sentimentalismo, quel sentimento vero, ritrovato in un verso che coglie di sorpresa l’istante, e ci coglie di sorpresa rivelandolo.

Cosa ci prepara in futuro Domenico Cipriano ?
Sto scegliendo i testi per un secondo libro a 9 anni di distanza. Spero che il 2009 sia l’anno giusto. Dopo tanta ricerca di stili e contenuti ho fatto i conti con la mia scrittura e ho trovato un giusto equilibrio che spero di esprimere con la prossima pubblicazione.


di Michele Luongo,

SCHIANTO D'ALI - Lorenza Ghinelli

SCHIANTO D'ALI

"Vorrei che il mio ventre si aprisse in sabbie mobili e tu...
sprofondassi dentro, chiuso.
Dentro il frastuono della mia carne squassata,
sotto il peso dei tuoi colpi,
oceani di rabbia lividi infuriano.

Inesorabili occhi rapaci dominano i tuoi nervi...
Dentro me vibrano di terra e sangue e labbra spaccate.
Schianto d'ali fra fiumi di sperma.
Così...
Adesso.
Muoio

Lorenza Ghinelli
http://www.onirikadesign.it
http://lorenzaghinelli.blogspot.com/
http://www.francisdeglispecchi.com

http://www.antoniopadula.net/poesie.htm

Lo so che t'importa
poco
del segno, anche
quando gesto si oppone
al tuo congedo.
Sei dunque tutto
vuoto, tutto mi consegno all'inessenza tua.
Solo simulacro in qualche
sogno scavato, scampato
all'urgenza che uccide,
e un attimo lungo, esteso,
che contemplo con te...
fuori.
Leggi la traduzione in inglese

POESIA DI ANTONIO PADULA

pubblicate in

CON ALTRE PAROLE


Mi nascondo nelle ombre
della stanza,
come fuori tempo.

Cercare un verso
importuno alla mente,
un verso mascherato
che sappia
di rami e di vento.

E dimentico di tutti
gli altri precedenti.

30 gennaio 2009 - Anna Maria Farabbi a Radio Alma

http://www.lietocolle.info/it/farabbi_anna_maria_la_tela_di_penelope.html
il video é caricato sul sito di Lietocolle (ringraziamo Michelangelo e Diana)


LA TELA
Lavoro il filo
per la necessità di abitare il mio corpo
in un punto interior
da cui tessere un ordine preciso:
espressione organica
poema camminabile
trappola per chi non sa leggere
l'origine e l'orizzonte del segno.



... dal sito di Lietocolle ..... LA TELA DI PENELOPE

C'è un archetipo nel racconto di Omero, forse meno evidente di quello esplicita del viaggio, che poi ebbe un enorme seguito nelle letterature di tutti i tempi (basti pensare alla Comedia di Dante o, più vicino a noi, l'Ulisse di Joyce). Anzi, tre archétipi: due - il maschile e il femminile - incarnati rispettivamente da Ulisse e da Penelope e un terzo che introdurremo oltre.

E' questo il riferimento principale, credo, su cui si dipana il lungo racconto poetico di Anna Maria Farabbi, la poeta perugina già presentata su questa pagine. E di questi due archétipi quello che emerge e mette in ombra l'altro, è quello del maschile, così che l'eroina dell'Odissea, benché non certo dimenticata dagli studiosi, a volte si perde nella inconsistenza della sua trama notturna e diventa sfuggente, più un'icona che un archetipo, nello stesso racconto di Omero; ma ad una lettura più attenta mi pare filologicamente corretto sostenere che Penelope è l'opposto di Ulisse, anche se ovviamente non si tratta di opposizione fisica ma ontologica - opposti di una stessa natura. Sembra che a questo si voglia riferire l'autrice quando nella premessa del suo libro scrive: "Nella sonorità orchestrale dell'Odissea, tra le musiche dei venti delle acque dei fuochi dei passi dei canti delle voci dialoganti delle preghiere dei lamenti dei pianti, ho ascoltato il linguaggio di Penelope". E più oltre soggiunge: "L'occidente - non Dante - ha scelto Ulisse. Lo ha assunto come seme patriarcale. Qui non mi riferisco soltanto alla letteratura ma alla cultura in tutti i suoi aspetti, dalle disposizioni dei re ai minuti della vita del nostro quotidiano popolare. L'occidente conferma Ulisse figura della conoscenza. Interpretando la conoscenza nel prendere, possedere, distruggere, vincere, vivere elaborare digerire l'esperienza tecnica, non tanto l'interiorità significativa della relazione intima (con le altre creature, con il creato, con il creare, con sé stessi). Ulisse viaggia nel labirinto della propria dimensione orizzontale, concentrato nel punto centrale del suo bersaglio: la propria identità sociale. Vince e abbaglia. Abbaglia, cioè con/fonde la lettura del poema. Che ha molto altro, oltre questa via". Mi sembra doveroso però soggiungere che se è vero che "l'occidente ha scelto Ulisse", mi pare altrettanto vero che Omero glielo abbia suggerito abbastanza forte. Ma, d'altra parte, anche il nostro grande rapsodo non aveva scelta, poiché il suo poema, non poteva essere presentato se non così: pena la sua non-comprensione nella civiltà greca del tempo (che è già molto lontana da una civiltà "matriarcale", che alcuni studiosi, iniziando da Bachofen, hanno teorizzato ma della quale però, a rigore, non esiste traccia nella storia e nella preistoria). Ad Omero invece va, a mio avviso, riconosciuto il merito di aver "lasciato passare" nel testo, e non certo per distrazione o senza avvedersi dell'importanza dell'operazione culturale che stava compiendo, l'importante figura di Penelope che, pur stringata e ridotto all'ossa, è tuttavia potente, profondissima e completa. E bisogna infine riconoscere che probabilmente Omero stesso si è reso conto che senza una figura come Penelope l'Odissea sarebbe stato un poema dimidiato: la novità più saliente dell'Odissea infatti, se confrontata con altri poemi antichi (ad esempio il Gilgamesh, sempre per restare nell'ambito archetipico del viaggio) è proprio la figura di Penelope di fronte alla quale figure anche divine, come Isthar o la prostituta sacra Shamkhat, si dissolvono). Omero poi, che ci sembra un poeta molto attento alla sensibilità femminile, parla anche di altri importanti e intense figure di donne: Circe, Nausicaa, Calipso. L'autrice puntualmente ne parla ma quasi per chiarire meglio la centrale figura di Penelope. ... segue .. sul sito

Gafaïti Hafid - "la gola tagliata del sole"



LietoColle - Collana Altre Terre
Testi in francese con traduzione in italiano a cura di Victoria Surliuga

Premio CAMAIORE 2007 - prima rosa selezionati per Premio Internazionale

La prefazione al volume scritta da Victoria Surliuga premiata al Premio "Città di Forlì" 2006

La traduzione di Victoria Surliugavince il primo premio al XX Premio Naz. di Poesia Tronto- sez II traduzioniPremio Calabria- Alto Jonio 2007Premio speciale "Fonte delle Grazie" per il miglior libro di autore stranieroSegnalato finalista a PREMIO "Francesco Varcasia" ed. 2008sezione Libro edito di Poesia
Un nuovo libro per consolidare il progetto LietoColle "Mediterraneus" avviato con la recente pubblicazione della poetessa albanese Luljeta Lleshenaku "Antipastorale".L'attenzione è ora rivolta ad un poeta algerino - Hafid Gafaïti. Il contesto storico e sociale della sua poesia è quello dell'Algeria degli anni Novanta, il periodo in cui hanno avuto luogo i moti di una sanguinosa e violenta guerra civile orchestrata dal governo militare, dal Fronte Islamico della Salvezza e da numerosi altri gruppi paramilitari. È conoscendo gli altri, le loro ansie, i loro desideri, le loro paure e le loro gioie che si possono abbattere le barriere della diffidenza, dell'intolleranza e dell'egoismo. I poeti ci possono aiutare.

Surliuga Victoria - "Forbici"


Surliuga Victoria - "Forbici"
30 giugno 2008
PRIMO PREMIO "FRANCESCO VARCASIA" ED 2008

sezione Libro edito di poesia***
PREMIO NAZIONALE DI POESIA "ASTROLABIO 2006"

dedicato alla memoria di Renata Giambene

Premio per la modernità dell'espressione e della ricerca linguistica***
Segnalato al Premio Gaetano Viggiani ed 2006

***2° classificato IV Premio Nazionale dei Libri Editiclick here

LietoColle - Collana Aretusa
Forbici è un bel titolo, e io credo che nelle poesie di Victoria Surliuga il loro significato apra al lettore diversi percorsi di senso: quello tagliare la via predisposta da chi, animato dai cosiddetti "buoni sentimenti", intende impedire, specie ai figli, una crescita non in linea con le sue aspettative, e quello di sacrificare il corpo, di incidersi le dita come pressante, e perché no?, anche dionisiaca manifestazione della volontà, sebbene l'azione possa rivolgersi in modo suppletivo allo stesso soggetto, al suo dito-würstel sbucciato come un minuscolo San Bartolomeo...Tagli, dicevo, pure nei riguardi dei sentimenti, laddove coprono forme di deprivazione e violenza. Il libro si sviluppa come un diario di battaglia e competizione: muovere alla guerra per affermare il proprio campo di azione, nell'orgoglio di essersi conquistati addirittura i difetti, e cioè la propria connotazione esistenziale...
dalla postfazione di Silvio Aman

INADEGUATO ALL'ETERNO

Ivano Mugnaini - Felici Editore, Pisa, 2008 -

Non so vedere niente di quello che vedo.
Vedo bene solo ciò che ricordo, e ho
intelligenza solo nei ricordi.

J.J. Rousseau, Les confessions



Se le braccia spalancate
della ragazza nuda
avranno la pietà del miele
selvatico, se il suo sorriso
enigmatico, sconosciuto e impuro
ti darà la certezza del corpo
e del cuore, senza cercare
niente di più, ora, del battito
delle tempie e del fuoco del sudore,
avrai il dono scabro, essenziale,
di un attimo: l'istante leggero e violento
in cui ti senti vivo,
seppure fragile, sporco,
inadeguato all'eterno.

Fugacità del tempo


Antonio Spagnuolo
Fugacità del tempo
LietoColle - collana Aretusa
Luminoso e persino rutilante. Cerco, è evidente, gli aggettivi "giusti" per avvicinare la poesia di Antonio Spagnuolo, per ricondurre la sua ideale coloratissima luce napoletana alla dimensione fisica della grigiastra nebbia nostrana. Una luce che illumina ogni poesia, ogni verso [...]
La voce dello scrittore napoletano risuona nel silenzio rumoroso e spesso assordante che circonda oggi tutte le cose, della cultura o della vita, per ricordarci l’annientamento dell’illusione, il dileguarsi dell’inganno dei sensi, l’impressione insomma che tutto proceda verso la propria fine.
La sensazione che tutto navighi a vista verso ciò che non si vorrebbe vedere mai è tanto più viva nelle prime cinque poesie, ma procedendo nella seconda e più corposa parte del libro, si scopre che nella stessa solitudine verbale di Spagnuolo, nella eloquenza che funziona da schermo per questioni esistenziali non specificate, nelle voci acute che riportano un’angoscia, un desiderio, un tumulto del cuore, una vicenda personale che spesso brucia, si scopre – dicevo – un momento serio, un’ "intermittenza" dei sentimenti che nella coscienza ingrandisce e non per caso si fa strada.
In questi versi Spagnuolo abbatte il suo gioco, mostra le sue carte segrete [...] è un pittore che maschera, con i colori, un suo disegno, lo ingrandisce, lo abbellisce, lo lavora. Allora le allusioni più esclusive, il ritmo che cresce e accelera, qualche svolazzo dodecafonico nella musica del verso, tutto torna, e finalmente si vede nella sua giusta dimensione un uomo che ha dedicato gran parte della sua vita a quella cosa indefinita, incostante e difficilissima, che si chiama poesia.
..... dalla prefazione di Gilberto Finzi

martedì 27 gennaio 2009

lunedì 26 gennaio 2009

Ambar Past




Las fotos de mujeres mayas rezando fueron tomadas por la fotógrafa de 97.5 años, Marcey Jacobson.
recibimos saludos de Ámbar Past
San Cristóbal de Las Casas Chiapas,
México
muchas gracias a Ambar Past y Vittoria Ravagli por esta contribucion en el web de LA TELA SONORA
abrazos
daniela t





giovedì 22 gennaio 2009

Aldina De Stefano

Libro: Le Krivapete delle Valli del Natisone
Un'altra storia

Da: Mauro Daltin
Data: Monday 21 November, 2005



Mitiche Krivapetedi Marina Giovannelli
Attraverso l’intero Friuli, dalla Carnia alla Bassa, da Andreis alle Valli del Natisone, si contano numerose grotte indicate ufficialmente nei dati catastali e nella toponomastica come abitazioni di Fate, Agane, Krivapete, Torke, Pagane. Nella diversità del comportamento e dell’aspetto, queste figure famminili hanno in comune,oltre all’appartenenza al mondo degli essere mitologici e nel collegamento con l’acqua, le sorgenti, le grotte, la marginalità. Ovviamente non si trovano solo in Friuli, al contrario si assimilano ad analoghe figure sia verso ovest che verso est, e rimandano, secondo Carlo Ginzburg (Storia notturna), a culti a sfondo sciamanico.Il libro di Aldina De Stefano dedicato a “Le Krivapete della valli del Natisone. Un’altra storia” (Kappa Vu) affonda l’osservazione nell’area fino ad ora meno studiata con un’inchiesta a tutto campo, per molti versi interessante. Intelligente, innanzitutto, la puntualizzazione del significato di “marginalità” per quanto riguarda le Valli: queste, poste al confine oritentale d’Italia, diventano centrali se considerate all’interno di un sistema geo-culturale più ampio, connesso al mondo slavo e germanico, cosicchè quello che si poteva considerare negativamente conservazione all’interno di un sistema chiuso, diviene preziosa permanenza in un ambiente percorso dal flusso di persone e di idee, in questo mod invitando da subito alla prosecuzione degli studi e alla comparazione.Leggendo i frammenti dei racconti orali e scritti che riguardano le Krivapete, ripercorrendo le interpretazioni date nel tempo alla loro natura, indagando anche linguisticamente il significato del nome che le definisce, e assumendo infine come riferimento genrale dell’indagine la teoria esposta ne “Il linguaggio della dea” da Maria Gimbutas (teoria oggi per il vero non molto accreditata in ambito scientifico), Aldina de Stefano avanza diverse ipotesi che qui si possono solo sintetizzare. Potrebbero essere “solo uno dei tanti nomi e volti della dea”, oppure donne di particolare capacità e sapienza, autonome rispetto agli uomini e per questo malviste, temute e al contempo rispettate, o anche ribelli all’ordine sociale e soprattuttuo religioso post-riformistico, considerate streghe. Presentano analogie con i benandanti o potrebbero anche venir ricondotte alle correnti eretiche che attraversarono nel secondo Cinquecento l’area sottoposta al Capitolo di Cividale.L’importante, per l’autrice, non è assumre uno dei concetti come vero escludendo gli altri, ma al contrario evidenziare da un lato l’impossibilità attuale di far chiarezza, dal momento che solo frammentaria è la memoria di un passato ormai mitico, dall’altro valorizzare proprio questa incertezza nell’ottica di un sapere lunare che vuole mantenere al mistero la sua complessa conformazione, rispettarne la sacralità e trarne indicazioni per un miglior rapporto odierno tra individui e natura. Questa sembra l’istanza più presente nel libro di De Stefano, che anche nel metodo propone e persegue sue caratteristiche comportamentali quali l’incontro e il dialogo, come si evince dalla struttura del testo, vero texturm che si apre con più voci compartecipi della ricerca, sia di informatori/trici, sia di appassionati/e all’indagine, adulti e bambini, presenti in vario modo nel percorso compiuto. Lunga la via delle Krivapete si incontrano senza soluzione di continuità elementi di carattere scientifico ed ampi spazi poetici, a sottolineare l’auspicio di un sapere dell’anima lontano dalla freddezza e soprattutto dall’impersonalità. Non a caso finore conoscevamo Aldina come poeta sensibile alla natura e alla valorizzazione di un femminile presente nella storia, nella letteratura, nell’arte, nella filosofia, ma non sempre conosciuto, non sempre ammesso al tavolo dell’ufficialità.

poeti europei



giovedì 29 gennaio ore 21

Poeti europei: Gerard Manley Hopkins
"Il naufragio del Deutschland",Coliesum Editore 1988.
Traduzione e introduzione di Nanni Cagnone.
Commento di John Meddemmen.
incontro a cura di Tomaso Kemeny

mercoledì 21 gennaio 2009

La signora delle vigne

di Ghiannis Ritsos
interpretazione di Cristina Nuvoli
musiche di Stefano Falqui-Massidda
riduzione e regia di Laura Falqui


" Signora delle vigne, che ti vedemmo dietro la rete della pineta
Rassettare ai primi albori le case delle aquile e dei pastori,
sulla tua gonna la stella del mattino arabescava le ombre
ampie delle foglie di vite
due api ridestate anzitempo ti pendevano ai lobi delle orecchie
e i fiori d’arancio t’illuminavano la strada oscura e riarsa. "
(da Ghiannis Ritsos, "La signora delle vigne" a cura di Nicola Crocetti - Ed. Guanda)


Monologo ispirato alla figura della Signora delle vigne del poeta greco del primo novecento Ghiannis Ritsos.
Dea della natura e della casa, la Signora delle vigne è un’ombra benefica e calda celata nelle stanze e nei campi fino al mare, presenza costante, simbolico sfondo di intatta bellezza.
"Monologo in movimento", con suoi percorsi, pause e oggetti significativi, il poema viene presentato per frammenti folgoranti, dai quali emerge il continuo sovrapporsi e sciogliersi di immagini domestiche, nell’eco della guerra civile, nei dettagli di oggetti e in quadri di natura intensamente materici, carichi di evocazioni sensoriali, di profumi, di luci, di odori.
La musica di Stefano Falqui-Massidda emerge a tratti tra le parole, con un tessuto sonoro che, come la poesia di Ritsos, evoca un confuso, dolce, inquieto intreccio di suoni, rumori, fruscii e interrotte melodie.
* alle 18,15 verrà chiusa l’entrata alla sala perché è necessario il massimo silenzio.
Al termine Maria Grigatti (Azienda Agricola Le Mingarine). offrirà ai presenti un brindisi con il vino da lei prodotto. Insieme al vino, cibo mediterraneo semplice e naturale da condividere.

Vittoria Ravagli e Gaza

Al Sindaco di Sasso Marconi MF

Gli stati Europei e gli Stati Uniti non possono tacitare la propria coscienza (per non avere impedito il genocidio ebraico della Shoah) restando a guardare la strage di Gaza. Israele deve fare proprie le risoluzioni dell’ONU se vuole essere considerato uno Stato civile e democratico.
Il nuovo Stato di Israele non può essere una terribile sciagura per gli arabi che abitavano da secoli la Palestina.

Condanniamo sia i crimini di guerra contro l’umanità del governo di Israele, sia gli attentati terroristici, la propaganda genocida dei gruppi armati del fondamentalismo islamico. E osserviamo con sgomento il risorgere di focolai di nazismo in Europa.

Hamas, pur rappresentando una parte del popolo palestinese, resta un’organizzazione politico-militare- che si ispira al fanatismo religioso. A Gaza il popolo palestinese – a cui va la nostra solidarietà - è spesso vittima e ostaggio.

Crediamo nel dialogo anche se difficilissimo, nella possibilità di mediazione degli Stati che debbono nei fatti considerare inammissibili i crimini nei confronti dei popoli. Sappiamo che in Israele e in Palestina ci sono tanti che lavorano in modo incessante per una risoluzione pacifica, per tacitare le forze eversive presenti nei propri popoli, nei propri governi.

Nessuno Stato – a partire dal nostro – che abbia coscienza, nessuno Stato che abbia memoria, può lasciar continuare - in Palestina - l’attuale macello. Questi popoli sanno bene – come noi – che non con la violenza si risolvono le controversie; se non venissero educati all’odio, non vorrebbero la guerra, la propria morte e quella dei propri cari. L’odio aumenta e si diffonde, si propaga ovunque, porta alla distruzione. La guerra, l’oppressione del più forte sul debole, diventa una pratica maledetta e senza futuro, che nasconde interessi economici, desideri di supremazia e di potere spesso inconfessabili, mascherati da massicce campagne mediatiche per confondere la gente e stravolgere la verità.

Che sia di tutti “il canto per la Palestina Kufia “

Sogno dei gigli bianchi
strade di canto
e una casa di luce.
Voglio un cuore buono
e non voglio il fucile.
Voglio un giorno intero di sole
e non un attimo
di una folle vittoria razzista.
Voglio un giorno intero di sole
e non strumenti di guerra.
Le mie non solo lacrime di paura
sono lacrime per la mia terra.
Sono nato per il sole che sorge
non per quello che tramonta.

°°°
Chiediamo al Consiglio Comunale di farsi interprete dei sentimenti di tanta parte della popolazione e di esprimere la propria solidarietà e il proprio impegno per giungere ad una pace duratura che riconosca il diritto di esistere sia allo Stato di Israele che allo Stato Palestinese. Chiediamo l’impegno del nostro Comune all’educazione dei bambini e dei ragazzi alla non violenza, perché non si diffondano sempre più l’intolleranza e il razzismo.

Gruppo Marija Gimbutas - Sasso Marconi

Sasso Marconi 17.1.2009

lunedì 19 gennaio 2009

dall'intervista in radio a Max Ponte

l'uso delle parole


le parole di una poesia, acquistano un significato diverso, si arricchiscono in base al lettore che leggendo la poesia, sente delle emozioni, va come in ipnosi, e di conseguenza ne esce un'opera d'arte.

Il lettore rientra in un discorso di interazione con il testo, ed é proprio questo che alcune esperienze fanno si che il lettore diventi parte dello stesso lavoro, di una arte sociale. La poesia coinvolge tutti.

Lo slam che é un esempio di poesia orale va in questa direzione, perché il pubblico é coinvolto in una partecipazione libera. Ci si presenta e ci si candida in semplicità senza pratiche accademiche.

anche l'ipnosi é una partecipazione poetica é un modo di vedere la poesia che non é solo percorso autorefenziale

I coccodrilli nei canali in Francia in Borgogna, nella chiusa con tanto di guardiano ..... il cui nome é nome di donna, Marie France, si sentono piu liberi rispetto ai coccodrilli delle Lacoste, che non ne possono più di stare li, appiccicati senza vita alle TShirts dei poveri "cittadini" al caldo umido dell'estate?

SUL LIBRO EBREZZE E SORTILEGI, INCANTESIMI DELLE DONNE MAYA



Questi incantesimi sono stati sognati da donne maya sugli altipiani del Chiapas, nel sud del Messico. Secondo le autrici tzotzil di questa antologia, i canti e i sortilegi sono stati tramandati dai loro antenati, i Primi Padresmadres, che conservano il Grande Libro in cui sono scritte tutte le parole. Pasakwala Kómes, una veggente analfabeta di Santiago El Pinar, ha appreso i suoi scongiuri sognando il Libro. Loxa Jiménes Lópes di Epal Ch’en, una contrada di Chamula, parla di una Anjel, figlia del Signore delle Grotte, che glieli ha sussurrati all’orecchio e poi, in sogno, le ha mostrato il Libro con tutte le parole magiche da imparare.

Mostrami i tuoi tre libri,
le tue tre lettere,
l’inchiostro delle lettere

recita Maria Tzu per chiedere il segreto della tintura di hojamarga e rivolge i suoi versi all’Antica Terra in Fiore, lo Scrigno che Custodisce i Segreti.
Manwela Kokoroch, di Laguna Petej, Chamula, canta al Fratello Maggiore della Scrittura e della Pittura, che conserva il Libro in cui sono scritti i nomi di tutti gli abitanti della terra, insieme al giorno della loro morte. Così chiede una lunga vita:

Lascia che il mio spirito animale viva
per molti anni ancora
nelle pagine del Libro,
nelle sue lettere,
nei suoi disegni,
su tutta la superficie della Terra.

Anche se poche autrici di questa antologia sanno leggere, anche se i maya tzotzil non hanno librerie né biblioteche nelle loro comunità, di una persona saggia si dice che “ha libri nel cuore”, secondo un dizionario spagnolo-tzotzil del XVI secolo tradotto da Robert M. Laughlin.
La parola maya per designare un libro – hun o vun – significa anche “carta” e la fabbricazione della carta è un’importante tradizione mesoamericana. Negli antichi rituali del periodo classico, le donne maya si perforavano la lingua e versavano il loro sangue sulla carta, che veniva poi bruciata. Ancora oggi, nel villaggio di San Pablito Pahuatlán nello stato di Puebla, dove si produce la carta amate dalla corteccia di un albero, questa viene bruciata come offerta alle divinità.
In tzotzil, scrivere e dipingere sono designati da un solo verbo – tz’ib – così come il colore yosh comprende sia il blu che il verde. Antonia Moshán Culej di Huixtán domanda: “Com’è che Maria Tzu sa dipingere se non sa scrivere?”. La tessitura è considerata oggi una forma di scrittura e le donne tzotzil possono leggere i versi dei loro telai.
All’antico dio maya Itzamná si attribuisce l’invenzione della scrittura. Secondo la tradizione, sua moglie creò l’universo dipingendo tutte le cose. I Padresmadres diedero vita a una delle poche culture nella storia che inventarono una forma di scrivere la loro lingua. I progenitori di Loxa Jiménes, Maria Tzu e Manwela Kokoroch crearono i codici maya, magnifici libri scritti quando queste terre erano abitate solo dai popoli originari. Su pagine di corteccia stuccate dipinsero ritmi e orbite dei pianeti, profezie, almanacchi e incantesimi. Nella cronaca della sua Conquista de la Nueva España, Bernal Díaz del Castillo, un soldato che accompagnava Cortés nell’invasione del Messico, scrive:

“Trovammo templi e luoghi di sacrificio imbrattati di sangue e l’incenso che bruciavano e idoli con altre proprietà, anche le pietre su cui facevano i loro sacrifici e piume di pappagallo e molti dei loro libri, che piegano come facciamo con i tessuti in Spagna.”


......... segue a richiesta ... latelasonora@gmail.com

il libro di Noosoma

Questo non è un manuale scientifico.
Non è zeppo di riferimenti bibliografici alla fine di ogni capitolo; e come primo risvolto favorevole vi costerà meno e sarà di minore ingombro nelle vostre mani,tasche, borse.
Non è indirizzato ai dottori della scienza, che troverebbero sin da questa stessa introduzione mille e un motivi di condanna.
Non è certo un’opera completa, né una abbacinante novità assoluta.
Non è stato nemmeno pensato nella speranza di farmi diventare milionario.
E’ il riassunto divulgato del mio lavoro, scritto affinché si comprenda che la possibilità (ahimé, non la certezza) di una reale guarigione esiste davvero, e che non c’è una sola scienza medica detentrice del potere assoluto ma una miriade di approcci, il cui concorso può portare a traguardi a volte inimmaginabili.
Allora assomiglia molto a uno slancio utopico “per la salvezza dell’Umanità, proprio sull’orlo del baratro”, oppure allo sfogo narcisistico di un tizio, poco più che cinquantenne, con la pretesa di aver capito quasi tutto e (ancora peggio) la sfrontatezza di volerlo benevolmente spiegare agli altri, poveri ignoranti?
Mah!

mercoledì 14 gennaio 2009

Etel Adnan


Nel 2002, dopo la battaglia, l'occupazione, il massacro di Jenin, in Cisgiordania, Etel Adnan, una delle più grandi scrittrici contemporanee, scrive un testo poetico di straordinaria potenza e partecipazione. Casa della poesia ha raccolto la sua lettura nel corso di Napolipoesia nel 2002.
Sono trascorsi diversi anni, ma l'attualità di quel testo è immutata. Anche questo è un modo di partecipare, di manifestare, di ricordare tutte le vittime innocenti.
Ci auguriamo che la poesia "arma fragile e potente" possa colpire i vostri cuori, farli palpitare, metterli in comuninione con coloro che soffrono.


Per ascoltare e leggere il testo di Etel Adnan "Jenin":http://www.casadellapoesia.org/

martedì 13 gennaio 2009

to stop mother wind


dedicatorias



1. Dedico este poema a los hombres que nunca se acostaron conmigoa los hijos que no tuvea los poemas que nadie escribió
2. Dedico este poema a las madres que no amaron a sus hijosa los que murieron en hotelessin que nadie les acompañaraLo dedico al autor de las pintas en los murosal hombre y a la mujeral torturado anónimoal que nunca dijo ni su nombre
3. Dedico este poema a los que gritan de dolory también a las parturientasa los que gritan en la terminal de autobusesen los portales del mercado
4. Lo ofrezco a los suicidasa los poetasque viven olvidados en alguna antologíaal que lava cadáveresa las mujeres que se acuestan con todosa los que siempre duermen solos
5. Destino este poema a las comadres y a los compadresque hacen el amor y se convierten en piedraa los que se bañan con jícaraen Viernes Santo y se vuelven pecesal hombre que quiso ser zopilotea los que sueñan que pueden volar
6. Sacrifico este poema al Señor de la Noche Estrelladaa la Guacamaya de Fuegoal Llanto de las Moscasa la Lluvia VerdeAl que Guarda la Miela la Hermandad de los Hermanos Menoresal de la Máscara que Lloraal Rugoso Caracol de Tierraal Vertidor de los Cuatro Rinconesa los Juntadores de Corteza para Preparar el Vino Ceremonial
7. Lo dirijo al que toca la flauta y el tambor cuando van a lavarlos paños en el ojo de aguaa la que chapotea en las cascada y se moja el pelo con agua deliriosa la que da el pecho a su hijo en el cañaverala los que buscan el arcoiris en el aceite de los charcosa los remeros que inventan el canto con sus brazosa los que lavan el nixtamal bajo la lluviaa las que acarrean el agua en cántaros
A la niña viendo luciérnagasa la niña con el candil en la manoa los chamacos que saltan con el rastrojo en llamasa los que corren sobre el fuegoentierran a sus muertos en la cocinay cantan entre los escombrosal que engaña a su muerte en las camas de los moribundosal que baja de los cerros para no quemarse con las estrellasal que agarra la mano a la muerte y baila con ellaa las que tienen muchas nueras y cargan iguanas en suscabezasa los colochos que venden nieve en tierra calienteal que arremanga su camisa y pide un hachaa la que vende tamal de bola, de mumu y chipilína los que cortan elote tierno para comerlo crudoy amarran la pata del perro que roba polloa los que hacen las maracasy matan por amora los que se avientan al hoyo en el entierro de un amigoal poeta que no puede bajar del techo por estar tan enamoradoal que hace lo que puede
8. Consagro este poema a los que no frecuentan cafésni piscinas ni saben hablar por teléfonoa los que no entran en los bancosni salen en la telea las de la primaria vespertinaque reciben declaraciones de amor con faltas de ortografíaa los poetas que nunca empezaron a escribira los meseros que tragan su dignidada las viejas que lavan ajeno
a las que no se atreven a opinarni a levantar la voza las que no pueden estar felices sin el consentimiento del machoa los que se tiran al suelo y tragan su lengua entre la multituda las que duermen con sus delantales puestosy piensan en qué hacer mientras sus maridos eyaculanprematuramentea las que se levantan a oscuras en galeras de palmaa las que tortean en jacalesa la que se quemó su peloy manchó de tizne su faldaa los que asolean chilcayotes en su tejadoy no tienen sillones
9. A los que arrullan a sus hijos en tzotzily traen mugre bajo las uñasa los pepenadoresa los que chaporreana los que siembran nopales y comen tortilla con salal sereno que también trabaja de día a la de la chancla rota que tiende cien camas cada mañanaal viejo sin dientes que merca chicle en la playaa los que viajan parados a la tierra del cacaoa las que traen las caras negrasy la cicatriz del llanto en su sordera
10. Ofrendo este poema al hombre encadenadoa los niños golpeadosa los hijos de alcohólicosa las que cuidan a las criaturas de otros y ven a las suyas cadaquincenaa la que trapea en el colegio y no sabe firmar su nombrea las que comen en la mesa del hospicioa los tullidos que se acurrucan junto al horno en alguna panaderíaa los que atienden los baños públicosy barren las callen al amanecer
a las que bailan en cabaretsy están hartas
11. Brindo este poema al amasador de adobes que muere en la casaque construyó para otroal poeta en su velorio con la boca cerrada para siemprea los que se escaparon de noche cuando el volcán sepultó su iglesiaa los vecinos que enterraron a sus hijosuno tras otro como los años que pasana los que han tenido que vender a sus hijossu sangre y su sexoa los que nada tienen que perder
12. Propongo este poema a los peones acasillados que invaden lastierras del patróna los que cavan túneles debajo del dineroa los que prenden lumbre al ingenioa los que no echan sombra y sin luna contemplan los puentesa los niños de trece años que se van arribay conocen mujer por primera vez en las montañas
13. Para los dos heridos, las pelonas,el tacuatzín de Olga
14. A los que nacen en países donde la verdad está prohibida por leya los que han adoptado otro nombrey llevan años sin saludar a la familiaa los que nunca durmieron en la misma camay comparten la fosa común
15. Dedico este poema a la madre que busca a su hijo en el anfiteatroentre otros poemas decapitadosa la que no puede decir cuál cadáver es el suyoy se despide de cada uno con un abrazo
16. A los chuchos apaleados
17. Dedicación
-Ambar Past

Ambar Past




This book of poems and stark, vivid illustrations is rooted in the female soul of indigenous Mexico. The Tzotzil women of the Chiapas Highlands are the poets and the artists. Ambar Past, who collected the poems and drawings, includes a moving essay about their poetics, beliefs, and history.In the 1970s, living among the Maya, Past watched the people endure as an epidemic swept through a village. No help came. Many children died. One mother offered her dead child a last sip of Coca-Cola and uttered a prayer:Take this sweet dew from the earth, take this honey. It will help you on your way. It will give you strength on your path.Incantations like this—poems about birth, love, hate, sex, despair, and death—coupled with black and white dream images, paintings which remind us of ancient rock paintings, provide a compelling insight into the psychology of these Mayan women poets. The Cinco Puntos edition of Incantations is a facsimile of the original handmade edition produced by the Taller Leñateros. It was reviewed in The New York Times.At the age of twenty-three, Ambar Past left the United States for Mexico. She lived among the Mayan people, teaching the techniques of native dyes and learning to speak Tzotzil. She is the creator of the graphic arts collective Taller Leñateros in Chiapas and was a founding member of Sna Jolobil, a weaving cooperative for Mayan artisans.

Le langage de la déesse


de Marija Gimbutas
Préface de Jean Guilaine, Editions des femmes, 2005

"La relation est directe entre le statut de la femme dans un pays et la manière dont les chercheurs y conçoivent leurs travaux sur ces questions. (...) Pourquoi l’œuvre si importante, quelles que soient les critiques qu’on peut lui faire, de Marija Gimbutas, la spécialiste universellement connue et citée de la Déesse-Mère (...), n’est-elle pas traduite en français ?" David Haziot (nov. 2004)

Le monde perdu de la déesse
La parution de cet ouvrage érudit, jusqu’alors ignoré du public français, est un événement éditorial qui mérite d’être souligné. Les travaux de Marija Gimbutas (1924-1991), éminente archéologue américaine d’origine lituanienne, ont certes soulevé nombre de controverses parmi les chercheurs, tout en encourageant certains mouvements sectaires (pseudo païens) ou des courants extrémistes du féminisme nord atlantique à propager des visions le plus souvent fantasmatiques de la déesse-mère.La préface éclairante de Jean Guilaine étouffe toute tentation polémique en admettant que certaines thèses avancées par l’archéologue doivent être nuancées, mais il rend aussi hommage au travail colossal de classification puis de formulation d’hypothèses, ainsi qu’au décloisonnement disciplinaire qui préside à l’ensemble. Marija Gimbutas a en effet jeté des ponts entre différents champs d’investigation, en mêlant à sa quête archéologie, symbolisme, ethnologie et mythologie. Une quête méthodique et organisée, qui n’a rien d’une rêverie, et qui passe par la recension d’environ deux mille œuvres ou objets préhistoriques, du paléolithique au néolithique (entre 7000 et 3500 avant notre ère), et par une approche comparative très instructive, faisant apparaître, au fil des chapitres, nombre d’analogies et de points de convergence entre des formes et des motifs picturaux, figuratifs ou géométriques, pourtant glanés sur des objets (usuels ou cultuels) retrouvés en divers lieux (Anatolie, Espagne, Hongrie, Pologne, France, Grande-Bretagne ou Moyen-Orient…).
A travers l’étude de ces ornements (animaux anthropomorphes, lignes, enroulements, zigzags, chevrons…) Marija Gimbutas avance l’idée qu’ils ne furent pas placés là comme de simples décorations et qu’ils répondaient à des fonctions précises ; ils sont les signifiants d’un langage à décrypter (« un alphabet métaphysique ») dont il faut retrouver les signifiés pour entendre ce qu’ils ont à nous dire d’un culte en osmose avec la nature, commun à de nombreux peuples, géographiquement étendu : celui de la déesse-mère et de ses avatars, mère nourricière, autofertile, source de vie, de mort et de régénération, capable d’autogestation. Un culte qui supposerait une autre forme d’organisation (matrilinéaire, voire gynécocratique) de sociétés « égalitaires » - plus tard (à partir du IVe siècle avant notre ère) écrasées par les invasions de tribus indo-européennes puis par les cultes tyranniques et les panthéons patriarcaux qui se sont succédé, de la mythologie grecque au christianisme, et qui ont tenté d’effacer toute trace des croyances anciennes.
Belle utopie passéiste et imaginaire ? Ou bien nostalgie pour un monde perdu, ancré dans une authentique réalité historique, et qu’il nous reste à retrouver ? L’existence d’une société ancienne matriarcale est contestée, souvent très âprement, il faut le dire, et quand bien même le culte d’une déesse-mère serait attesté, cela ne signifierait pas pour autant que les femmes auraient dominé cette société, même si elles en étaient la force initiale, car créatrices de vie.Il reste qu’en lisant cet ouvrage encyclopédique, de belle facture (qui ne devrait pas rebuter les néophytes), on a envie d’adhérer à la thèse pluridisciplinaire de l’archéologue, qui transcende les frontières et les époques. Ses conclusions sont souvent très convaincantes, car précédées de classifications rigoureuses, de descriptions précisionnistes et d’interprétations qui font sens : une démarche assurément scientifique et rationnelle qu’il semble difficile de rejeter en bloc.
Blandine Longre(février 2006)
http://www.desfemmes.fr/

Max Ponte - 17 1 2009 - La Tela Sonora a Radio Alma




Max Ponte è nato nel 1977. Scrittore e poeta impegnato anche in ambito artistico, vive e lavora a Torino. Di formazione filosofica, svolge varie attività fra cui quella giornalistica. Dal 1999 progetta e coordina ateliers di scrittura. Nel 2001 ha pubblicato "Blood in Vienna", ciclo di microracconti in cui la morte di un animale libera energie sopite rappresentate con brani di scrittura automatica, criptata e visiva. Dal 2001 al 2003 partecipa a varie rassegne e festival. Partecipa inoltre a poetryslam nazionali ed internazionali. Nel 2004 è curatore della mostra "#Geiger: i maestri della poesia visuale", con opere di Nanni Balestrini, Arrigo Lora Totino, Carla Bertola e Alberto Vitacchio. I lavori di Max Ponte sono stati trasmessi dai media tra cui RadioRai e il canale tv Sky. Attualmente impegnato nella realizzazione di progetti poetici continua a sottolineare la sua predilezione per il succo di ciliegia, le giraffe e lo zucchero di canna "mascobado".

“Il primato della pietà”


recensione di Barbara Rosenberg

Nino di Paolo, ne “Il primato della pietà”, edito da Fara, divide in due parti la narrazione ed esattamente una “Parte I: racconti (anche) autobiografici” e una “Parte II: altri racconti”. In questa struttura, solo apparentemente semplice, il narratore dedica sette storie alla propria esperienza, alla propria famiglia e alle proprie comunità di riferimento (Pero e Casalanguida): ne sono prova le scritte alla fine di ogni racconto rivolte ad amici e familiari. Gli altri sette racconti sono, invece, rivolti alla società in senso più ampio, di cui Nino di Paolo è appassionato lettore e critico (l’ingiustizia, la prigionia, il potere). Non a caso, anche in queste storie vi è la dedica a personaggi, che, tuttavia, non sempre sono legati al narratore, bensì alla società in cui egli vive (si pensi ai coniugi Welby, a Pinelli, alle vittime del pregiudizio).Dopo aver molto pensato alla struttura di questo libro, intenso e appassionante, credo di poter azzardare un’ interpretazione.Perché Nino di Paolo ricostruisce così minuziosamente le proprie radici, descrive la “sua” Pero, la “sua” Casalanguida, i “suoi” genitori? Perché parla di “sua” moglie e dei “suoi” figli, rendendoci parte di “segreti familiari” intimi come il dolore, la distanza, la nascita, l’amore, con dovizia di particolari?È ossessionato dalle persone che lo circondano? Vuole fare un atto di generosità verso di esse rendendole note attraverso un libro? No. Non è questo.E perché l’autore, in questa sua seconda opera, si firma “Nino” e non “Nicola”?Ecco che la figura del Griot africano, il narratore del villaggio, si fa strada nella mia immaginazione. Il Griot è l’anziano, colui che conosce tutta la comunità e la storia di ognuno. Egli, prima di raccontare, deve osservare un rito, cioè deve farsi riconoscere, dichiarare le proprie origini, dimostrare di chi è figlio, le proprie radici, avere un nome riconoscibile. Deve rendere credibile la propria memoria. Soltanto dopo può ricostruire la vita degli altri, raccontare quello che è successo al villaggio in tempo di pace o di guerra, di gioia e di dolore. Può ricordare i matrimoni e le nascite, le morti ed i riti di passaggio. La sua narrazione rende la comunità unita. Le fa rivivere le proprie radici in modo che ogni elemento si senta parte di essa. Il griot è la coscienza sociale della comunità. Le sue parole portano insegnamenti, perché il dolore di uno è il dolore di tutti, la gioia di una famiglia è la stessa gioia delle altre.Così Nino di Paolo, in questo libro, abbandona il proprio nome di battesimo, perché come “Nino” è conosciuto dalla sua “gente”, dichiara di essere figlio e nipote di migranti, rende noti i propri legami, parla del proprio lavoro. Si rende credibile affinché la sua storia si mescoli a quella degli altri.Poi spogliandosi, ma mai completamente del suo ruolo di Griot, rivolge la sua attenzione ad una società più ampia e anche da essa trae spunto per dare insegnamenti. Non insegnamenti didattici, ma vissuti emotivamente, sperimentati su di sé. De Andrè direbbe “non al denaro, né all’amore, né al cielo”, Nino di Paolo dice “non al denaro, né al potere, né all’ingiustizia”. Il primato è quello della pietà, del riconoscere l’altro come specchio di sé. Il primato è quello della comunità di affetti e, non dimentichiamolo, soprattutto, quello della libertà.

La Marcia Dell'Ombra.

Poesie

Nella Sala Delle Grida.
Mercoledì 21 gennaio 2009 ore 17
Palazzo della Borsa Valori, via XX Settembre 44
PERFROMANCE POETICA di CLAUDIO POZZANI

Nell'ambito della mostra 'Viaggio nell'Arte. Un percorso tra grafica antica, poesia e pittura contemporanea

UNA POESIA PER IL CREATO

Finestre Aperte”, trimestrale del Centro Maria Bolognesi, attore della Causa di Canonizzazione della Serva di Dio Maria Bolognesi, continua a far entrare dalle sue “finestre” ventate di Poesia.
L’appuntamento poetico si ripropone con una nuova tematica:

UNA POESIA PER IL CREATO


Desideriamo precisare che non si tratta di un vero e proprio concorso letterario, ma di una semplice iniziativa, che permetterà a chiunque di esprimersi attraverso la magia della poesia.
Sul prossimo numero di “Finestre Aperte” – che uscirà a marzo e che tutti i partecipanti riceveranno gratuitamente – verranno pubblicate le opere selezionate aventi per tema il CREATO, accompagnate da un commento della poetessa Ludovica Mazzuccato.
Tra queste, le più meritevoli a giudizio insindacabile della Redazione – che si riserva di cestinare quelle che in qualsiasi modo offendano i valori morali cristiani o che non rispettino il presente regolamento – verranno premiate con pubblicazioni della Casa Editrice “Edizioni MB”e con un piccolo ricordo.
Per partecipare è sufficiente spedire entro il 15 febbraio 2009 una poesia ispirata alle bellezze del Creato – pensieri ed emozioni legati al mondo della natura e degli animali, parole di difesa e salvaguardia del “paradiso terrestre” minacciato dall’inquinamento, ecc. – che non superi i 30 versi, in unica copia, corredata dalle proprie generalità (nome, cognome, indirizzo, data di nascita, telefono, e-mail) e dall’autorizzazione al trattamento dei dati personali.
Invitiamo anche i più giovani, bambini e ragazzi, a partecipare!
Per spedire le opere – per posta, per fax o per e-mail in file doc. –, per richiedere gratuitamente Finestre Aperte e ricevere informazioni, rivolgersi a:

Centro Maria Bolognesi
Via G. Tasso, 49 - 45100 Rovigo
Telefax: 0425.27931
e-mail: centro@mariabolognesi.it
www.mariabolognesi.it

Per eventuali richieste di risposta scritta o di ulteriore invio di materiale informativo è gradito far pervenire alla Redazione il rimborso della spesa mediante francobolli.

lunedì 12 gennaio 2009

narrabilando


Vittoria Ravagli alla LA TELA SONORA - venerdi 9.1.2009

Joice Iussu "sibilla del novecento"


Carissima Anna,

so bene che tu senti come me questo crescente disagio che ci fa prigioniere nelle nostre vite, in difesa, guardinghe, a galleggiare dentro bolle trasparenti che rendono stentata la comunicazione. Succede anche noi, che nella parola riponiamo amore e rispetto. Ma è forse l’uso che se ne vede fare che ci disgusta. Gli “intellettuali”, quelli che scrivono di sé e per sé (tra loro purtroppo non mancano donne) si stanno riposizionando, sono abbastanza silenziosi o si trovano in giri sempre più chiusi: studiano come potere continuare il proprio inutile esercizio autoreferenziale. Senza offendere troppo il potere. Gli altri sembrano ammutoliti. E’ tale e tanto quello di negativo che “passa” e così assente un senso morale, civico, un coraggio di fare e di dire al di fuori di bandierine e slogan, nei fatti concreti e giornalieri della vita, che ci si trova attoniti e muti.

Mi trovo a fare una selezione durissima nei contatti che mantengo. Seguo il mio sentire, le priorità che da anni mi sono data. Regole. Bravi o no che siano i poeti, le scrittrici, la scelta è sulla persona, sul suo modo di vivere e di essere più che di scrivere, di apparire.
Molte delle tante amiche come te più giovani, con le quali ho un rapporto forte da anni, sono in questo momento più insicure che mai: c’è chi cambia o perde il lavoro, chi la casa, chi il compagno. Ansiose, oberate di lavori, spesso con genitori o parenti da seguire, da accudire. Un mondo difficile che credo ormai solo le donne possano cambiare prendendo in mano le cose, modificandole, rivedendo le regole, facendo scelte di nonviolenza, di parità, mettendo al centro i bambini, la loro vita, la qualità di tutte le vite. Ma per farlo dovranno sentire la gioia di essere donne, consapevoli di portare valori diversi, necessari - non in corsa a superare, copiandolo, l’uomo – Partiamo da noi, dalle nostre piccole vite, dai luoghi che frequentiamo, dalle scelte che facciamo. Si cambiano le cose a partire dal basso.
Sappiamo di affari sporchi, piccoli e grandi crimini, violenze, soprusi. Siamo attorniati da notizie spesso tremende. Questo ci opprime, tende a renderci opache.
Il coraggio, che può e deve essere anche individuale (di denunciare, di dire, di chiedere, di far conoscere, di volere risposte) ora in Italia sembra assente. In politica ma anche nelle vita di ogni giorno, nelle scuole, sui giornali, negli scritti, e più ancora nei comportamenti. Essere coraggiosi, normalmente coraggiosi, chiari, vuol dire oggi essere isolati, estremisti o pazzi.
Niente di nuovo, dirai. Ma ora è peggio, Anna, è disperante. Sembra di vedere svolgersi un copione ineludibile, scritto da altri, accettato supinamente.
Noi come indiane nelle riserve della parola? Cerchiamo che così non sia. Restiamo consapevoli del poco che a la vita ci chiede.
Continuare a lavorare con le donne più giovani, cercare di dare loro forza e speranza, seguirle passo passo, restare collegate, sostenersi a vicenda, è un compito, una strada da seguire sino alla fine, per le anziane come me, per le donne come te. Un’impresa che occupa tutti i nostri giorni.

Ti abbraccio Anna, sorella più giovane, ma sorella maggiore Vittoria

venerdì 9 gennaio 2009

IL VOLO DEL CALABRONE

un progetto di poesia performativa
A cura de “Gli Ammutinati”, post fazione di Gabriele Frasca
Testi di Dome Bulfaro, Silvia Cassioli, Matteo Danieli, Luici Nacci, Adriano Padua, Luciano Pagano, Furio Pillan, Silvia Salvagnini, Christian Sinicco
Dalla nota dei curatori
Il calabrone è rappresentativo, a nostro modo di vedere, di una condizione: quello stato di tiratissima tensione e fibrillazione dell’organismo concentrato nel proprio essere (…) Il calabrone non può permettersi pause nel battere, se vuole sopravvivere deve creare attorno a sé vortici d’aria, alla maniera - più o meno - di un elicottero. Il fastidioso ronzio che produce è l’effetto di questo frenetico esercizio di sopravvivenza. (…) ci è parso di individuare nella poesia degli ultimi anni due tendenze, se non dominanti perlomeno più aggreganti rispetto ad altre: da una parte un sostanziale arretramento della lingua poetica a bisbiglio prosastico, privo di ritmo, di musicalità; dall’altra parte invece un rinsaldarsi delle posizioni post-avanguardiste attorno a una lingua experimentum la quale a volte si ri-metricizza rigorosamente, a volte si fa canto, a volte si struttura quasi a simulare il rap (…) A noi sembra che manchi l’attenzione verso la linea o l’incrocio di linee che ricercano una zona mediana tra le due sopracitate; un limbo in cui la parola riesca a stare, come un equilibrista, in bilico tra ricerca di senso, costruzione di una visione del mondo e ricerca metrico-prosodica (anche in direzione di nuovi spazi metrici) senza che nessuno di tali tensioni si sacrifichi per dar spazio all’altra. (…)
Il calabrone vola tenendo come rotta la linea mediana che taglia in due parti uguali (ma non per forza superfici fatte solo di angoli retti) quella zona mediana.
Autori: Dome Bulfaro, Silvia Cassioli, Matteo Danieli, Luici Nacci, Adriano Padua, Luciano Pagano, Furio Pillan, Silvia Salvagnini, Christian Sinicco

Il poeta non ha segreti

La vita è una continua navigazione! Quando lessi per la prima volta la bellissima poesia di Kavafis "Itaca" piansi di commozione ed ancora oggi se la riascolto rivivo quell'emozione. Il poeta non ha segreti, se piange piange e se ride ride.... la poesia del poeta è un messaggio riposto in una bottiglia gettata in mare, potrà goderne chiunque abbia la fortuna di trovarlo ed apprezzarlo. Non esistono segreti per il poeta e le sue parole restano, ingenuamente, per il godimento di chiunque, nessuno escluso.La poesia è una preghiera rivolta alla vita, a Dio, agli elementi, all'amante ed all'amico. Anche le poesie dei sufi sono sempre rivolte "all'amico". Talvolta sono espresse con lacrime, con risa od in silenzio ma sempre hanno un loro effetto sul cuore umano. In questa storia si narra del viaggio e del periglio affontato da un poeta sufi e da un commerciante e del loro diverso atteggiamento verso la vita. ..........
segue sul sito di Paolo D'Arpini www.circolovegetarianocalcata.it

giovedì 8 gennaio 2009

Brrrrrrrrrrr


oggi ho freddo, ed ho voglia di stare raggomitolata.....
ci avete mai pensato più fa freddo e più diventiamo piccini piccini, quasi invisibili.
che questo freddo, che mi raggela le membra, non entri nella mia anima, anzi ........
il mio cuore é sempre più caldo e batte più forte per combattere il gelo.
ma non tremo non ho paura, io so che ce la posso fare

L'Ulisse



L'Ulisse

dedicato al tema “La poesia lirica nel XXI secolo: tensioni, metamorfosi, ridefinizioni” scaricabile qui: http://www.lietocolle.info/upload/ulisse_11.pdf

con un ulisse di auguri per il nuovo anno.

alfonso gatto



Poesie come pane
ALFONSO GATTO

LAMENTO D'UNA MAMMA NAPOLETANA


Mio, il figlio, non era della guerra,dei padroni che lasciano ch'io piangadietro la porta come un cane, mio,delle mie mani, del mio petto gialloove le mamme seccano sul cuore.Mio, e del mare che ci lava i pieditutta la vita, del vestito neroche m'acceca di polvere se grido.Mio, il figlio, non era della guerra,non era della morte e la pietàche cerco è di svegliare col suo nometutta la notte, di fermare i treniperché non parta, lui, ch'è già partitoe che non tornerà.Mio, il figlio, e la sua morte mia, la guerra.I cavalli mi corrano sul petto,i treni i fiumi ch'egli vide: il fuocom'arda i capelli ove la notte solaalle mie spalle s'accompagna.Il ventoresti del mondo allucinato, il saledegli abissi che abbagliano, il lenzuolodel nostro lutto..._______________________________________________________

Alfonso Gatto, nacque a Salerno da Giuseppe e da Erminia Albirosa il 17 luglio 1909. La sua era una famiglia di marinai e di piccoli armatori che provenivano dalla Calabria. La sua infanzia e la sua adolescenza furono piuttosto travagliate. A Salerno egli compì i primi studi. Nel 1926 si iscrisse all'Università di Napoli che dovette tuttavia abbandonare qualche anno dopo a causa di difficoltà economiche. Da quel momento la sua vita fu piuttosto irrequieta e avventurosa trascorsa in continui spostamenti e nell'esercizio di molteplici lavori. Dapprima commesso di libreria, in seguito istitutore di collegio, correttore di bozze, giornalista, insegnante. Nel 1936, a causa del suo dichiarato antifascismo, venne arrestato e trascorse sei mesi nel carcere di San Vittore a Milano. Durante quegli anni Gatto era stato collaboratore delle più innovatrici riviste e periodici di cultura letteraria (dall'"Italia Letteraria" alla "Rivista Letteratura" a "Circoli" a "Primato" alla "Ruota"). Nel 1938 fondò, con la collaborazione di Vasco Pratolini "Campo di Marte" per commissione dell'editore Vallecchi, ma il periodico durò un solo anno. Fu comunque questa una esperienza significativa per il poeta che ebbe modo di cimentarsi nella letteratura militante di maggior impegno."Campo di Marte" era nato come quindicinale (il primo numero uscì il 1 agosto 1938) qualificato come periodico di azione letteraria e artistica e con l'intento di educare il pubblico a comprendere la produzione artistica in tutti i suoi generi. Nel 1941 Gatto ricevette la nomina ad ordinario di Letteratura italiana per "chiara fama" presso il Liceo Artistico di Bologna e fu inviato speciale de "L'Unità" assumendo una posizione di primo piano nella letteratura di ispirazione comunista. In seguito si dimise dal partito e diventò un comunista "dissidente". Dopo la guerra egli riprese la sua attività di giornalista e continuò a portare avanti il suo impegno di poeta. Nel 1955 ricevette il Premio Bagutta per la sua opera La forza degli occhi, edita da Mondadori. Morì l'8 marzo del 1976 a Capalbio in provincia di Grosseto per un incidente automobilistico.Casa della poesia sta approntando per il 2009, centenario della nascita di Gatto, alcuni progetti nazionali ed internazionali in omaggio al grande poeta salernitano. Jack Hirschman sta curando, insieme a Casa della poesia, la pubblicazione di una raccolta di Gatto negli Stati Uniti.
La poesia "Lamento d'una mamma napoletana" è stata scelta per realizzare un manifesto poetico contro la guerra._______________________________________________________

Narrabilando

l'arte della parola è un modo di capire la vita


Presso il vivace e accogliente spazio di

Indipendentemente Interno 4Libreria - Sala Lettura - Officina Culturale
Via di Duccio, 26
(a 50 mt da Piazza Malatesta)Rimini (Rn)
Tel. e fax 0541/784948
email: indipendentemente@interno4.com


Venerdi 23 gennaio 2008 ore 21

Contesti adversi. Poeti a confronto

Leggono, performano e interloquiscono fra loro e con il pubblico:

Colomba Di Pasquale da Recanati (MC) con Il resto a voce interpretato da Luigi Clapis da Roma

Alberto Mori da Crema(Cr), poeta, perfomer, artista, presenta i versi-rifiuto di Raccolta
Guido Passini da Meldola legge sue poesie (e non solo) da Senza fiato. Poesie e testimonianze (sulla fibrosi cistica)

Alessandro Assiri da Terzolas (TN) presenta l'opera scritta con Chiara De Luca sui passi per non rimanere

Stefano Leoni legge dalla raccolta Madre e Padre vincitrice dell'ultima edizione del concorso Pubblica con noi e inserita in Storie e versi (come Alessandra Carlini di cui sopra).


FaraEditore
L’universo che sta sotto le parole
www.faraeditore.it
via Covignano 165-B
47900 – Rimini

INCONTRI AL CAFFÈ DELL'USSERO

Comune di Pisa Caffè dell'Ussero Assessorato alla Cultura

ANNO 2009

A cura di Valerla Serofilli

Pisa, 19 gennaio 2009, ore 18.00
Caffè Dell'Ussero Palazzo Agostini - Lungarno Pacinotti, 27 - 56126 Pisa
Presentazione del volume di poesie Oblivion di Luigi Fontanella
Archinto RCS, Milano 2008 - Collana diretta da Umberto Piersanti
Nota in quarta di copertina di Giovanni Raboni

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Quaderni di poesia - La città ideale
LUIGI FONTANELLA - OBLIVION - ARCHINTO
Luigi Fontanella ha studiato a La Sapienza (Laurea in Lettere) e alla Harvard University (Ph.D. in Lingue e Letterature Romanze). Vive attualmente tra Long Island (dove è Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana presso la State University diNew York), Roma e Firenze. Poeta, narratore e saggista, ha pubblicato 12 libri di poesia, 2 di narrativa e 8 di saggistica. Tra gli ultimi libri pubblicati: Terra del Tempo e altri poemetti (Bologna, Book Editore, 2000, Premio Circe Sabaudia, Premio Mintumae e Premio S.Andrea); Azul (Milano, Archinto, RCS Libri, 2001, Selezione Premio Viareggio); La Parola Transfuga. Scrittori italiani in America (Firenze, Cadmo Ed, 2003); / racconti di Murano di Italo Svevo (Roma, Empiria, 2004); Pasolini rilegge Pasolini (Milano, Archinto, RCS Libri, 2005); Land of Time. Selected Poems: 1972-2003 (New York, Chelsea Editions, 2006, a cura di Irene Marchegiani); L'azzurra memoria (Bergamo, Moretti & Vitali, 2007, Premio Laurentum,); Oblivion (Milano, Archinto, RCS Libri, 2008). Dirige la rivista intemazionale di poesia "Gradiva" ed è presidente della IPA (Italian Poetry in America). La sua poesia è stata tradotta e pubblicata in Francia, Inghilterra, Stati Uniti d'America, Spagna e Russia Nel 2004 è stato nominato Cavaliere della Repubblica dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi.

mercoledì 7 gennaio 2009

tutto cio´che serve

tutto cio che serve
é dentro di noi
la saggezza
é dentro di noi
la pace
é dentro di noi
la vita
é dentro di noi
la salvezza
é dentro di noi
lo scopo
é dentro di noi
il ricordo
é dentro di noi
migliaia di anni
sono dentro di noi
Dio
é dentro di noi
la via
é dentro di noi
tutto cio che serve
é dentro di noi

martedì 6 gennaio 2009

ouattara diane



La plus belle poesie que j'ai recue cette année ecrite par Ouattara Diane ma petite du Burkina Faso

grazie di cuore mia dolce bimba

d

La notte del “panevin”


Alessandra Borsetti Venier: La notte del “panevin”
Il panevin, mitico falò usato nell’antichità come buon auspicio per l’anno nuovo, rievoca una delle più antiche tradizioni contadine del Friuli... continua su

lunedì 5 gennaio 2009

kalevala


Testa

Ho il piacere di annunciarti che è on-line il nuovo numero
de L’Ulisse, dedicato al tema “La poesia lirica nel XXI secolo: tensioni, metamorfosi, ridefinizioni” con un

Dall’editoriale di Italo Testa:
La mutazione lirica
Il numero 11 de L'Ulisse segna un'importante novità per la rivista, che approda al formato pdf e rende disponibile in questa veste l'intera serie delle prime dieci uscite. Mentre documentiamo il lavoro svolto nei primi quattro anni di vita del progetto, torniamo insieme a saggiarne l'incidenza sul presente con una inchiesta che, dopo i viaggi di scoperta nell'universo del teatro di poesia degli ultimi due numeri, investe ora La poesia lirica nel XXI secolo, rinnovando l'ambizione di fare di queste pagine un luogo dove la scrittura contemporanea nelle sue forme plurali possa incontrarsi con la riflessione critica. Se infatti la fine dell'era dello scontro delle poetiche ha avuto effetti liberatori, affrancando lo sguardo dalla tirannia dei programmi aprioristici e ricentrandolo sulla materialità dei testi, non altrettanta feconda è stata tuttavia la ritirata generalizzata dei poeti italiani dal dibattito d'idee. Si può reagire a questo declino con un rilancio, provando a confrontarsi intensamente su qualche idea forte, verificando se un reagente teorico può produrre effetti imprevisti, se il lavoro sotto traccia degli ultimi decenni può dar luogo a nuove emersioni? Di qui la sfida di misurarsi sulla lirica, un territorio ipso facto controverso, sul quale si sono disegnate molte delle divaricazioni che hanno segnato il discorso della poesia. Intervenendo attivamente su questo campo, ci siamo confrontati con alcune delle posizioni più importanti espresse di recente dalla critica letteraria – in dialogo con Alberto Bertoni, Guido Mazzoni e Roberto Galaverni – e dalla poesia internazionale – In dialogo con Durs Grünbein su lirica e soggettività –, chiamando un ampio ventaglio di poeti e critici di orientamenti differenti a prendere posizione. Per la sezione Fuochi teorici hanno risposto al nostro appello Giancarlo Alfano, Alberto Casadei, Paolo Giovannetti, Massimo Gezzi, Andrea Inglese, Gianluigi Simonetti; per la sezione Saggi e incursioni Vito Bonito, Paolo Febbraro, Antonio Loreto, Giampiero Marano, Salvatore Ritrovato, Giovanni Tuzet e Edoardo Zuccato; nella sezione L'io dell'avanguardia Daniela Rossi, Niva Lorenzini e Rosaria Lo Russo. Alla parte saggistica della rivista si affiancano poi, come di consueto, i Tradotti, con una ricca scelta di traduzioni d'autore dal tedesco (Volker Braun, Michael Kruger, Raoul Schrott), dal francese (Roger Caillois, Denis Roche), dallo spagnolo (Lina de Feria, Ricardo Menéndez Salmón), dall'inglese (John Ashbery), dal russo (Boris Ryzij) e dal serbo-croato (Jozefina Dautbegovic); e quindi le Letture, con un vasto campionamento di voci della poesia italiana contemporanea (Vincenzo Bagnoli, Marco Balzano, Massimo Bocchiola, Gherardo Bortolotti, Anna Maria Carpi, Biagio Cepollaro, Renzo Favaron, Mario Fresa, Jacopo Galimberti, Amos Mattio, Antonio Prete, Gabriele Quartero, Michele Sovente, Bianca Tarozzi, Giacomo Trinci, Simone Zafferani).

stanchezza



oggi mi sento stanca ma di quella stanchezza sana, appagante, che ti fa sentire parte del momento presente, senza ricordi senza rimpianti senza desideri per il futuro

una stanchezza pari alla quiete del lungo sonno

perché mi sto rigenerando perché ho bisogno di sentire il vuoto dentro di me

La Tela Sonora

La Tela sonora e' una rete che attrae la poesia per espanderla e farla conoscere nel mondo, qui e ora: non esiste passato non esiste futuro. il futuro é il passato come é stato pensato da TE.

Ascolta ora in questo momento, l'unico possibile attimo.

Le parole della poesia letta sono adesso e ora, la loro musicalità é un tantra che raggiunge il cervello e soprattutto il cuore.

visita http://www.radioalma.blogspot.com/ ed ascolta le puntate trascorse in compagnia dei poeti.

La tela é per tutti grandi e piccini senza distinzione, accoglie per espandere per ritornare nel mondo con una forza più grande

Grazie a tutti coloro che hanno deciso di partecipare, la tela é vostra