giovedì 24 settembre 2009

la carovana dei poeti


Rossella Renzi


Sull’orlo del mondo





Intero devo contenere il silenzio

nelle mani il verso dei rapaci

che si voltano con teste da uomo.


Il lamento del mendicante

implora di partire

mio piccolo animale

sei il merlo nero che mi fissa

nell’ora muta della sete.


***



Il tuo suono tra ghiaccio e deserto

nel piede sudicio che solca la terra,

ha luce di casa e di strada l’odore.

Sei magra e dannata come una bestia

senza dimora, conserva la polvere

e le note della tua terra

per finire la danza

sull’orlo della piazza.


***



Abbracciato allo scoglio muori

angelo nero col cuore a metà

il tuo albero è nudo ad ogni foglia,

ad ogni foglia si spegne la luce

e la strada spoglia cancella il passo.


Conserverò le tue piume ordinate

le indosserò per un volo più aperto.


***



Piccoli sognatori

sono già in viaggio col passo serrato.


Chiudono gli occhi alle porte d’Occidente

un odore tenue che si fa olezzo

nel silenzio tra godere e disprezzo

urlano a mani vuote brutalmente.


***



Nelle viscere l’eco dei dissidenti

col cranio fracassato

gettato in fondo al mare,

dove dormono voci e mani legate,

le schegge ostinate della vita

e il pensiero, l’onda infinita

che nessuno potrà contenere.


***


(Ciudad Juarez)

Ho perduto tutte le mie mani

scavando una parte tenera di terra
cercavo quelle perle

che una donna indiana

mi regalò in sogno.

Anche gli assassini

stanotte restano impuniti.


***



L’ora del cielo è di sale e memoria

la strada riceve le braccia

ad ogni metro, fissiamo il tramonto

le stelle tiepide del pianto.



La polizia verrà stanotte

ci porterà alle sbarre

ci farà vomitare

la nostra calda disperazione.


***




Non devi sapere se urgente

misuri il tempo col passo del ragno

se ancora duri dopo il massacro

non lo devi sapere.

Zitta madre stolta
la bocca serrata con fili di rame

l’ombra stravolta

zitta

che l’acqua non è più pura

che il sogno non divora

la luce è piena dentro ogni voce.


***



All’alba ci coprivano gli occhi

con un velo di cenere

non potevamo

non potevamo sentire

il passaggio dei nostri bambini

sull’orlo del mondo.


***


Vieni vicino al mio petto,

più stretto:

nascere, piccolo, è cadere nel tempo.

(Marina Cvetaeva)


Sei dentro, minuscola creatura:

quale posto troverai nel mondo

non ti voglio raccontare, le braccia

il viso bianco di tua madre,

un vuoto di sogni che dovrai colmare.



Preparo nel frattempo la tua soffice tana,

il pane, gli abiti di lana. Fuori sarà diverso,

fuori sarai una piccola goccia

sull’orlo di un milione di foglie

e l’eco della notte

ti dovrà contenere.

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